Da Papua a Reggio per essere prete

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Incontro con padre Mike Finnigan, che ha studiato nel nostro Seminario

Padre Mike Finnigan abitualmente parla tok pisin, inglese e hiri motu, ma mi accoglie con alcune frasi in dialetto reggiano: “Andom bein” e “Dgi ca gni e gnan gni gnan”. Abita a Goroka in Papua Nuova Guinea a quattordicimila chilometri da Reggio eppure il legame con la nostra diocesi e la nostra città è tra i suoi ricordi più belli. E come ci è finito un papuano a Reggio? Mosso da questa curiosità prendo i contatti con don Gigi Milani che ha ospitato Mike per alcune settimane nella canonica di San Giovanni Bosco in città. Padre Finnigan ha partecipato ai festeggiamenti per il giubileo sacerdotale di don Gigi.

Mike è nato nel 1934 da genitori irlandesi emigrati in Australia e resta nella terra dei canguri fino alle Olimpiadi di Merlbourne del 1956. In Australia si specializza in falegnameria e, in qualità di falegname, viene invitato a costruire la sede di una nuova missione dei Frati Minori Francescani ad Aitape, nel nord di Papua Nuova Guinea. Proprio in quell’anno la Santa Sede promuove la Prefettura apostolica di Aitape a Vicariato apostolico retto dal monsignor Ignatius John Doggett (ofm) che sarà ordinato vescovo l’anno successivo.

“Non avevamo neanche una sega – ricorda padre Mike – e così abbiamo realizzato i muri delle case con tronchi interi di alberi, le pareti interne in bambù e il tetto in erba”. L’evangelizzazione dell’Oceania fu promossa da Papa Gregorio XVI agli inizi del 1800 e in quegli anni nell’isola di Papua non erano ancora state istituite diocesi né tanto meno seminari. Mike lavora nella missione di Aitape insieme ai catechisti e ai frati ed è qui che avverte il desiderio di diventare sacerdote e confida questa sua intenzione a monsignor Doggett. Negli anni ’50 il territorio di Papua Nuova Guinea era associato alla provincia dei Frati Minori alla quale apparteneva anche Reggio Emilia.

Un aiuto per arrivare a Reggio
Tra i missionari impegnati ad Aitape negli anni ’50 c’è anche padre Giti, italiano, il quale però contrae una grave forma di malaria e dopo 8 anni di servizio a Papua rientra in Italia per curarsi. Ristabilito dalla malaria, nel 1960 padre Giti è tra i primi frati in servizio nella nuova parrocchia di Sant’Antonio in città a Reggio. Fu padre Giti il tramite tra il giovane australiano desideroso di dedicarsi alla missione in Papua Nuova Guinea e il seminario di viale Timavo. Infatti quando il vescovo Ignatius John Doggett di Aitape dovette scegliere a chi affidare Mike durante gli studi in seminario pensò proprio a fra Giti in servizio a Reggio Emilia. Fu Giti a presentare Mike al vescovo Beniamino Socche che acconsentì all’ingresso del giovane in seminario. Padre Giti seguì anche il mantenimento degli studi di Mike a Reggio consegnando gli assegni che arrivavano da Papua tramite Propaganda Fide.

 Continua a leggere tutto l’articolo di Emanuele Borghi su La Libertà del 17 luglio

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