Vincent Lambert, una morte scandalosa

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Giovedì 11 luglio è morto Vincent Lambert, il 42enne ex infermiere tetraplegico e in stato di minima coscienza dopo un incidente stradale occorsogli nel 2008, simbolo in Francia della lotta contro l’eutanasia. “Dio Padre accolga tra le sue braccia Vincent Lambert. Non costruiamo una civiltà che elimina le persone la cui vita riteniamo non sia più degna di essere vissuta: ogni vita ha valore, sempre”, ha scritto papa Francesco in un tweet.

“Vincent Lambert era vivo, non aveva aiuti per restare in vita, se non l’alimentazione e l’idratazione, cioè le cose di cui tutti noi abbiamo bisogno”. Lo spiega monsignor Bernard Ginoux, vescovo di Montauban. “Certo lo si faceva con una sonda perché non si sapeva esattamente se fosse in grado di deglutire normalmente”. Ma la cosa veramente “anormale” è che “dal 2013 non ci si è più occupati di lui, mentre lo si sarebbe dovuto trasportare in un centro specializzato per questo genere di persone che hanno una relazione alterata, ma pur sempre presente”. Racconta ancora il vescovo che “Lambert aveva stati di veglia e stati di sonno, seguiva con lo sguardo. E lo si vede anche dal fatto che ci ha messo dieci giorni a morire: c’era in lui una forza di vita, cosa che i suoi genitori hanno cercato di sottolineare”.

Lambert “è un martire del mondo contemporaneo” e la sua morte “è inammissibile rispetto alla coscienza umana, perché non si può uccidere – lo dice la legge – e rispetto alla coscienza cristiana, perché non possiamo metterci al posto di Dio che è il Signore della vita”. Non è importante che la famiglia fosse cattolica, precisa il vescovo: ciò che vale è il fatto che “è un essere umano, che ha il diritto al rispetto della vita”. “Perché domani”, aggiunge il vescovo, “correremo il rischio di applicare la stessa procedura a persone anziane o gravemente handicappate”. Questo caso “pone un grande problema di civilizzazione e la Francia lentamente avanza con la procreazione medicalmente assistita o questi episodi, verso l’alterazione dell’umano”.
“Ci sono 1.500 persone in Francia nella stessa situazione di Lambert”, a cui si possono aggiungere altri casi noti, come quello del pilota tedesco Michael Schumacher, che monsignor Ginoux cita.

Monsignor Bernard Ginoux

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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