Per san Tommaso un vescovo dall’India

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Da La Libertà del 10 luglio

Reggio: nella chiesa di Santo Stefano monsignor Chirayath

Con particolare solennità è stata celebrata il 3 luglio nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano la festa di san Tommaso apostolo, evangelizzatore e patrono delle Chiese dell’India. La Messa vespertina è stata presieduta da monsignor Anthony Chirayath, originario di Trichur in Kerala e vescovo emerito della Diocesi siro-malabarese di Sagar (India), che quest’anno ricorda il giubileo dei 50 anni di sacerdozio. Hanno concelebrato il vescovo emerito Adriano Caprioli, monsignor Francesco Marmiroli, monsignor Pietro Iotti, don Daniele Casini, don Gianni Manfredini, don Danilo Gherpelli, don Giuliano Guidetti, don Edoardo Cabassi, don Anton del Biafra e don Jinto dell’India; all’altare erano i diaconi Emer Lusvarghi, Amedeo Tarabusi e Marco Vezzosi. Alla celebrazione hanno partecipato le suore provenienti dal Kerala, appartenenti alle tredici comunità religiose indiane presenti nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, che hanno dato vita a una suggestiva processione introduttiva recando ognuna un lumino acceso, poi deposto ai piedi dell’altare.

La festa – come ha sottolineato il parroco don Daniele Casini – evidenzia un prezioso scambio di doni tra la Chiesa reggiano-guastallese, da decenni presente in India con preti diocesani e suore della Congregazione delle Case della Carità – a Versova, Uttan, Mamangalam, Shanti Niwas, Verapoly – e le religiose indiane che da alcuni anni sono attivamente inserite nella pastorale diocesana. Nella liturgia oltre all’italiano sono stati utilizzati il malayalam, il tamil, e l’inglese.

Nell’omelia il vescovo Anthony Chirayath, che per vari anni ha prestato servizio in Vaticano nel Pontificio Vonsiglio per i migranti chiamato da Paolo VI, ha definito il vescovo Adriano e monsignor Marmiroli due amici dell’India, manifestando loro apprezzamento e gratitudine. Il presule ha poi ricordato le profonde radici cristiane dell’India, documentate anche da recenti scavi archeologici, e ha ricordato come l’evangelizzazione operata da san Tommaso avvenuta nella prima metà del primo secolo a.C. sia precedente alla diffusione del cristianesimo in Europa. Il presule – commentando il brano del Vangelo di Giovanni “Se non vedo il segno dei chiod … e non metto la mia mano nel suo fianco” e contestualizzando la situazione eccezionale in cui l’apostolo si trovava – ha ribadito che non si può ridurre Tommaso all’icona dell’incredulo e farne derivare un messaggio negativo. Anzi, le sue lapidarie quattro parole “Mio Signore, mio Dio” riassumono senza alcun nota di dubbio tutta la dottrina cattolica.

g.a.rossi

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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