Bookcrossing in Appennino

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Da La Libertà del 10 luglio

Dovesse accadere che un escursionista decida di percorrere i selvaggi e poco noti boschi della Val Tassaro, in quel tratto di strada che da Spigone va a Casone di Vetto e poi prosegue, su una sterrata tra vecchi e decrepiti castagni, giù in fondo, in una via che si chiama via Fossa appunto, potrà trovarsi di fronte una improvvisa ed inaspettata biblioteca.
Sì, una biblioteca in mezzo al folto degli alberi di una natura per fortuna ancora selvaggia. Nata dalla volontà dei coniugi Francesca e Manlio Bottazzi, diacono, di Reggio con l’aiuto della figlia Chiara, la biblioteca di “bookcrossing”, ovvero una biblioteca dove i libri vengono presi semplicemente senza alcun impegno o onere purché se ne porti un altro in cambio, è stata inaugurata domenica 30 giugno ed è la prima biblioteca di tale genere sull’Appennino reggiano, probabilmente sull’Appennino in generale.

Il “bookcrossing” realizza l’idea di lasciare che i libri, le centinaia di milioni o di miliardi di libri già usati, già letti, depositati magari per anni ad impolverarsi nelle librerie delle case, possano liberarsi e girare anche il mondo se possibile. Di mano in mano, di persona in persona, di città in città, di nazione in nazione.
La biblioteca “bookcrossing” della Val Tassaro oggi conta più di 700 libri di natura diversa, tutti usati, tutti catalogati con un codice che permetta loro, quando inizieranno a girare, di essere ricondotti alla fonte, quella Val Tassaro che una persona curiosa potrà decidere di scoprire in quale parte del mondo si trovi.

E non è da poco questa idea, nata da una famiglia di privati cittadini reggiani che ci hanno messo tutta la loro passione e il loro lavoro per realizzarla.
Trovarsi in un bosco con un libro in mano è un po’ come essere il protagonista di una favola, in fondo, e la favola è appena iniziata. Tocca al lettore continuare a scriverla.

Domenico Giannantonio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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