Inchiesta “Angeli e demoni”, il commento di Paola Mescoli Davoli

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Il silenzio assordante del mondo cattolico sulla vicenda “angeli e demoni” obbliga ad intervenire chi da oltre 50 anni lavora come avvocato con le famiglie ed i minori. Non per condannare coloro dei quali si sta occupando la Magistratura e per la cui colpevolezza è doveroso attendere che i Giudici terminino il loro compito, ma per stigmatizzare l’assenza di interventi seri e culturalmente fondati – da parte di singoli e associazioni sempre pronte per altri problemi a prendere posizione – su una questione che tocca da vicino la vita delle nostre famiglie e la stessa essenza della famiglia oltre e soprattutto i minori.
Molti sono stati, durante la mia attività professionale, i casi di bambini materialmente “strappati” alle famiglie di origine, per la litigiosità eccessiva dei genitori in una famiglia che si stava disgregando, per la inadeguatezza della funzione educativa dei genitori (spesso giudicati inidonei o inadeguati da operatori sociali le cui idee e convinzioni morali e politiche non collimavano con quelle dei genitori), per la incapacità economica dei genitori di mantenere i figli secondo un certo standard, per i “maltrattamenti fisici e morali” derivati da sistemi educativi certamente errati, ma mai discussi, sempre e solo giudicati.
Invece di aiutare i minori nelle loro famiglie con supporti psicologici morali e materiali, si è finito per preferire l’affidamento eterofamigliare, togliendo i minori alle famiglie per collocarli in comunità o presso altre famiglie o singoli.

Il problema di fondo sta proprio qui: nella differenza che c’è fra l’aiutare genitori in difficoltà a crescere, educare e formare i figli in modo sereno ed equilibrato, nelle loro case e offrendo loro il supporto di famiglie o single che, opportunamente scelti e valutati, si offrano per integrare l’attività educativa dei genitori naturali, o invece il sottrarre i figli alle famiglie di origine, con la volontà di sostituire i genitori naturali con le nuove figure. Eliminando quindi la famiglia di origine “sbagliata, inidonea e inadeguata” secondo giudizi del tutto inappellabili di certi Servizi sociali (chiamiamoli “deviati” rispetto alla molteplicità dei Servizi, operosi ed adeguati) frutto di formazioni culturali ed ideologiche spesso del tutto contrastanti con quelle dei genitori naturali.

Continua a leggere tutto l’articolo su La Libertà del 10 luglio

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