Terra Santa crocifissa, coronata di muri

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Dalla pagina dei Lettori de La Libertà del 3 luglio

Quest’estate, per il periodo di ferie, io e mia moglie abbiamo deciso di visitare il Medio Oriente. In particolare c’interessava vedere e toccare con mano il crogiolo delle diverse culture e popoli che convivono in Israele, cuore delle tre più importanti religioni monoteiste. Abbiamo quindi contattato i frati Francescani della Custodia di Terra Santa in Gerusalemme chiedendo ed ottenendo di poter partecipare, insieme a loro, ad un pellegrinaggio in Israele. Tralasciando gli indubbi quanto importanti aspetti religiosi che ci hanno profondamente coinvolto nelle visite ai principali santuari, conventi e nella partecipazione alle toccanti liturgie, vorrei soffermarmi su un ulteriore aspetto che mi ha fatto riflettere.

Israele: Terra Santa, Terra Promessa … Gerusalemme: Città Santa, Città della Pace, Città Celeste, Ombelico del mondo, Trono del Signore, Porta Celeste, Capitale dell’Eternità…
Citazioni invocate, pregate, tramandate di generazione in generazione da centinaia d’anni dalle genti per magnificare e onorare una Terra e una Città tre volte santa. Per gli ebrei è la Terra Promessa loro da Yahwéh in cui vivere, con capitale l’unita e indivisibile Gerusalemme; per i cristiani sono la Terra e la Città Santa, i luoghi della presenza terrena di Gesù: nascita, vita, morte e resurrezione; per i musulmani è la Città Santa da dove Maometto ha iniziato il proprio “viaggio mistico” verso il cielo, per giungere fino ad Allah. Infine per i Palestinesi è la Patria Terra dove hanno vissuto per millenni i loro progenitori e dove voler continuare a vivere ancora oggi liberamente.
Ogni fedele, ogni comunità ha il sacrosanto diritto di rivendicare, amare e difendere assiduamente le proprie ragioni per non cadere nell’oblio della Storia. Ed è proprio in nome delle proprie convinzioni che in Israele si sono eretti alti muri divisori all’interno delle città, stesi chilometri di filo spinato, armate migliaia di mani in un crescendo che sembra non avere mai fine. Ecco allora apparirmi alla mente un’inquietante immagine: la Terra Santa è il corpo di Gesù ancora fissato alla croce dal filo spinato, Gerusalemme ne è il capo coronato d’alte mura turrite come spine, il Tempio colpito dal mitra del soldato è il costato ferito dalla lancia di Longino. Quando tempo ancora dovremo attendere perché in questa martoriata Terra Santa giunga ancora una volta un Giuseppe di Arimatea?

Lettera firmata

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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