Maialetti a Luzzara

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Ogni tanto, un po’ come capita a certe cose, di tanto in tanto salta fuori la faccenda che misero in piedi Cesare Zavattini e Paul Strand a Luzzara nel 1955. Dopo il grande fotografo americano, il primo che rivisitò la storia fu Gianni Berengo Gardin, che andò a vedere, sempre invitato da Zavattini, che cosa c’era di diverso in paese vent’anni dopo. Sempre a Luzzara, negli anni ’80, ci mise il naso e la macchina fotografica Luigi Ghirri, che pubblicò qualche foto nel suo famosissimo ‘Il profilo delle nuvole’ e poi fu la volta di Stephen Shore nel 1993. Olivo Barbieri andò a vedere le novità dopo quarant’anni e Marcello Grassi e Fabrizio Orsi verificarono se ce ne erano cinquant’anni dopo. Anche Vittore Fossati ci buttò, si fa per dire, l’occhio nel 2007. Infine nel 2018 arrivò sulle rive del grande fiume David Maialetti, fotoreporter in carico alla redazione del quotidiano Philadelphia Inquirer, che ne trasse il libro ‘Luzzara. Un altro sguardo’. Questi sono i lavori censiti nel sito della ‘Fondazione un paese’, istituzione nata nel 2002 con il compito di valorizzare il patrimonio lasciato dal grande regista, scrittore e sceneggiatore ecc. ecc. Tralascio, anche perché non li conosco, tutti quelli che, con armi e bagagli, leggesi macchina fotografica e obiettivi, sono andati a fare un giro dove il Po lascia l’Emilia, per andare a farsi un lungo giro in Lombardia per poi ritornarci dalle parti di Bondeno.

David Maialetti, Luzzara. Un altro sguardo

Perdonate il tono un po’ scherzoso, quelli citati sopra sono tutti autori che godono della mia stima, ma vi siete dovuti sorbire tutta la faccenda per arrivare al punto: “Perché tutti questi occhi e queste lenti puntati su Luzzara?”

È ovvio che il motivo principale non stia nel fatto che il piccolo paese della bassa reggiana sia un posto particolarmente interessante dal punto di vista fotografico, e il perché è evidente: a nessuno sarebbe venuto in mente, prima della idea di Zavattini, di fare delle fotografie, e men che meno un libro, in un posto dove calura, nebbia e zanzare la fanno da padrone. Ma il genio sta proprio qui, nel considerare quel luogo, un luogo dove delle persone nascono, vivono, amano e muoiono e come tale meritevole della stessa attenzione di ogni altro luogo sulla terra. Se ci aggiungete che a fare le fotografie era uno del calibro di Paul Strand, il cerchio si chiude perfettamente.

“A me, veramente, non interessano i fatti, ma gli uomini” ebbe a dire una volta il nostro Cesare e come non essere d’accordo con lui, in fondo non sono poi gli uomini che i fatti li fanno? Quindi ben vengano fotografi che sottolineano la grande importanza di quel lavoro datato 1955. Quello che non riesco a digerire fino in fondo è che bisognerebbe averne altre di idee come quelle e lo dico soprattutto a me stesso, che di idee nuove e valide faccio sempre tanta fatica a trovarne.

Ed è proprio per questo che quando mi viene voglia di andare a fare un giro a Luzzara, volto la macchina e me ne vado in montagna, a cercare l’inspirazione per nuovi progetti.

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

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