Reggio celebri la sua santa

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Femminilità e tempra della beata Giovanna Scopelli

In preparazione alla festa della beata Giovanna Scopelli pubblichiamo il programma e questo articolo di Daniele Rivolti.

La Reggio della Scopelli

Il periodo storico della Scopelli (battezzata il 2 agosto 1439 e morta il 9 luglio 1491) è stato il più esaltante di Reggio, quando il Rinascimento, con la scoperta della prospettiva unica del Brunelleschi, ha permesso ad ogni città di scoprire la propria identità. La dote di Reggio consiste nel valorizzare le diversità in un rapporto complementare e perciò trinitario. La scoperta della femminilità nel 1400, ad opera della Scopelli, dell’Ariosto e del Correggio, quella del regno animale nel 1700 e quella del cielo come essere a sé stante nel 1800 sono solo alcuni dei contributi irripetibili dei Reggiani alla civiltà. Ma ogni scoperta è stata vissuta nella dolcezza. Il simbolo della reggianità è il lambrusco, vino da tavola frizzante come lo spumante, che rende leggeri i piatti pesanti.

Il segreto della Scopelli: la scoperta della femminilità
Tra i grandi personaggi reggiani la Scopelli è stata la prima a rendersi conto della novità prodotta dal Rinascimento. La sua forza femminile mostra la consapevolezza che essa aveva delle sue doti.
La sua femminilità è stata vissuta nel candore, anche del vestito, perché esso fosse come lo scudo che doveva proteggerla. Essa è stata la più reggiana tra i santi e la più santa tra i reggiani, perché nel 1400 ha svelato la grandezza spirituale delle donne.

Era la donna feconda nell’amore, capace di condividere i pesi della vita di chi le chiedeva aiuto e nell’intercedere con la sua tenerezza nei confronti di Gesù Crocifisso, pronto a donarsi alle richieste fatte tra le lacrime di compassione. La Scopelli mostrò un’inesauribile fiducia in sé stessa, forte e debole allo stesso tempo.
I Reggiani si stupivano piacevolmente della sua apparente leggerezza, capace di imporsi con il suo entusiasmo di giovane donna, convinta di poter superare con essa qualsiasi prova nel suo amore per Dio e gli uomini.

Le grandi prove

Le grandi grazie arrivavano alla Beata dopo la dura prova della disperazione che l’accompagnò in tutta la sua vita, prima nei confronti della fondazione del suo convento e poi col dubbio di potersi salvare ogni volta che si misurava col demonio per ottenerle.
Il demonio voleva soffocarla e farla cadere dalle scale.

Le sue lotte fisiche col demonio ricordano quelle di Padre Pio.
Ma Gesù alla fine le appariva nel suo splendore e la incoronava di luce, giovane e bello e in tutta la Sua gloria.
Rimase in estasi anche per otto ore.

 

Leggi tutto l’articolo di Daniele Rivolti su La Libertà del 3 luglio

 

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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