Tilde beata? Problema di fede

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Incontro con il postulatore della causa padre Gianni Festa

“Signore, se tu lo vorrai il mio cuore potrà dilatarsi all’infinito per accogliere tanto amore”. In un pensiero sembra concentrarsi tutta l’intensità di vita e di spiritualità sprigionata dalla Serva di Dio reggiana Tilde Manzotti nella sua breve parabola terrena (1915-1939), una rosa completamente sfogliata dal desiderio di amare offrendo a Dio la propria sofferenza. Alla Messa annuale in sua memoria, presieduta dal vescovo Massimo il 6 giugno nella cripta della Cattedrale, ha fatto seguito un incontro di aggiornamento sulla causa di beatificazione e canonizzazione.
Fabiana Guerra, coordinatrice degli “Amici di Tilde”, ha ricordato che nel corso di circa sette anni questo gruppo è cresciuto arrivando a coinvolgere persone dal Piemonte alla Sicilia e oltre, fino in Brasile. Oltre che attraverso il sito http://tildemanzotti.altervista.org/ i suoi membri ricevono via e-mail sia notizie che richieste di preghiera, secondo le cui intenzioni ci sono in Italia undici sacerdoti che celebrano la Messa il giorno 28 d’ogni mese.

Al momento informativo quest’anno sono intervenuti il postulatore della causa, il domenicano padre Gianni Festa, e il collaboratore don Alessandro Andreini della Comunità di San Leolino.
I due, assieme al relatore espresso dalla Congregazione per le cause dei santi, monsignor Maurizio Tagliaferri, sono oggi alle prese con la cosiddetta fase romana del processo.
Va detto anzitutto che alla Postulazione generale dell’Ordine Domenicano, a cui è affidato, il fascicolo di Tilde è in compagnia di oltre cento procedimenti aperti. Padre Festa ha parlato di quella della giovane reggiana come di una causa che bussa alla porta, che non è pertanto cercata, aggiungendo che la lettura del profilo della Serva di Dio è stata un’epifania spirituale.

In questa fase si tratta di compilare la Positio, il libro che raccoglie le evidenze ottenute da un’inchiesta diocesana sulle virtù eroiche, che dovrà passare al vaglio di due commissioni, una di storici e l’altra di teologi, prima di essere raccomandata al Papa affinché riconosca alla figura candidata il titolo di Venerabile.
Il nocciolo della questione, però – afferma padre Gianni con estrema chiarezza – non è la mole di documenti da produrre, quanto invece la fede.
Già, perché per giungere alla beatificazione, dunque al culto locale di quella figura, serve il riconoscimento di un miracolo ottenuto per sua intercessione (e un altro ne occorrerà successivamente per rendere il culto universale tramite la canonizzazione).

Continua a leggere il testo integrale dell’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 19 giugno

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