Storie di speranza da scrivere

Stampa articolo Stampa articolo

Mario Calabresi e il desiderio di raccontare l’amore per la vita

“Credo che sia più importante costruire su ciò che si possiede piuttosto che lamentarsi di ciò che manca”. Mario Calabresi pronuncia questa frase nella quinta sera del Festincontro (martedì 11 giugno) nell’arena del Parco Cervi gremita di persone. Il giornalista – già direttore de La Stampa e La Repubblica – ha da poco iniziato a parlare e chi si aspettava un intervento sugli anni di piombo ha cominciato, in parte, a intuire la piega che prenderà la serata.

Calabresi, dopo alcuni brevi cenni al passato della sua famiglia, ha proposto una serie di “storie di speranza” che offrono un’occasione per superare il dolore e la “mancanza di fiducia nel futuro del quale è vittima il nostro Paese”, dice. Il filo rosso che collega le storie scelte da Calabresi è il “bicchiere mezzo pieno”, “l’amore per la vita”; atteggiamenti strettamente legati anche alla storia della sua famiglia, che ha dovuto rialzarsi dopo la morte del padre Luigi, vittima del terrorismo armato di Lotta Continua nel 1972.

Nel libro “Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo” (Mondadori, 2007) il giornalista spiega le dinamiche del terrorismo e trasmette gli insegnamenti ricevuti dalla madre Gemma Capra. “La mamma ci ha sempre detto che dovevamo tenere viva la memoria del papà. Io e mio fratello Paolo, però, da piccoli sognavamo di diventare poliziotti, di trovare e punire i responsabili dell’omicidio. Se coltivate il desiderio di vendetta, ci diceva la mamma, non riuscirete ad avere una vita vostra perché il sentimento di vendetta si prenderà tutto. Voi dovete essere capaci di superare il gesto di cui è stato vittima vostro padre, ma senza violenza”.

Leggi tutto l’articolo di Emanuele Borghi su La Libertà del 19 giugno

 

Pubblicato in Articoli, Associazioni, Slide

Lascia un commento