Servi e Serve della Chiesa

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Chi sono e perché non sempre li riconosco? Messa a Masone martedì

“A quale indirizzo devo mandare i documenti?”.
“info@servidellachiesa.it” – rispondo io.
Questo indirizzo mail fa sussultare l’interlocutore il quale si incuriosisce, chiede conferma di una mail così strana; a volte risponde: “Oh, un nome impegnativo! Era meglio chiamarvi: amanti della Chiesa, gioia della Chiesa…”. Servi è un termine che evoca la schiavitù, uno stato di sottomissione, immagini tratte da “Il gladiatore” con Russel Crowe. Invece il concetto di “servi” propostoci dal Signore è ben diverso e richiama il servizio.
Il servizio è costitutivo della vita cristiana e Cristo è il primo Servo. è lui il “Servo di Jahvè” che sintetizza in sé i grandi ed umili “servi di Dio” dell’Antico Testamento e si offre a Dio per espiare il peccato dell’umanità (cfr. Is 49-55).

Anche il discepolo deve servire, sull’esempio del Maestro. Lo ribadisce Gesù durante l’ultima Cena, dopo aver lavato i piedi agli apostoli: “Vi ho dato l’esempio perché, come ho fatto io, così facciate anche voi” (Gv 13,15); “Chi è il più grande fra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve… Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,26-27). Nel racconto della lavanda dei piedi possiamo vedere il fondamento teologico del servizio come espressione della vita cristiana.

“Caratteristica della vocazione dei Servi della Chiesa è una particolare accentuazione dello spirito di servizio…” (dall’articolo 3 delle Costituzioni dell’Istituto), da cui il nome “SERVI DELLA CHIESA”. Nel 1948, sotto la spinta dello Spirito, don Dino Torreggiani volle fondare un istituto secolare perché la secolarità è una modalità di presenza e di impegno apostolico nel mondo: si vive come gli altri, condividendo la vita di tutti, operando “dal di dentro”, tra la gente, per la venuta del Regno di Dio. La condivisione conferisce alla secolarità il suo contenuto spirituale, evangelico: come Cristo si è fatto come noi per condividere con noi la sua vita, così anche noi stiamo con tutti, soprattutto i più poveri, per condividere con loro la salvezza di Cristo.

Leggi tutto l’articolo su La Libertà del 19 giugno

 

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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