Uffici e pedagogia della comunità

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Un gruppo di direttori e collaboratori degli organismi pastorali della Diocesi ha reso visita al vescovo Massimo in una giornata di spiritualità e formazione

Fossimo un’azienda, gli esperti parlerebbero di team building. Di certo quella di martedì 11 giugno è una giornata diversa dal solito, in cui ventotto tra direttori e collaboratori degli uffici diocesani, presbiteri e laici, guidati dal moderatore di Curia monsignor Nicelli, riflettono sul loro essere comunità e anche “squadra” al servizio della Chiesa. Per farlo il vescovo Massimo ci chiama in disparte, nella casa di formazione della Fraternità San Carlo, e invita come relatore un esperto di vita comune e di regola benedettina qual è padre Mauro Lepori, abate generale dell’Ordine Cistercense.

Il viaggio – che si svolge con il treno ad alta velocità fino alla Stazione Termini di Roma e da qui in quattro auto-navette al civico 761 di via Boccea – opera la congiunzione tra due mondi che rappresentano buona parte della vita di monsignor Camisasca, visibilmente contento della visita: la Fraternità sacerdotale missionaria fondata nel 1985 e la Diocesi ricevuta da Benedetto XVI nel 2012.
Nel seminario di Roma si stanno preparando alla Messa di ordinazione che il pomeriggio di sabato 22 giugno, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, vedrà Marek Mikulastik e Francesco Montini diventare sacerdoti e altri cinque studenti (Riccardo Aletti, Pietro Paiusco, Nicola Robotti, Luis Javier Rosales e Andrea Sidoti) diaconi per l’imposizione delle mani dell’arcivescovo di Mosca Paolo Pezzi.

La casa, semplice e luminosa, è circondata da un parco ben curato; tra gli alberi non è difficile scorgere dei caratteristici pappagallini verdi. Il silenzio favorisce il raccoglimento e lo studio.
Per i reggiani, dopo la sveglia all’alba, la giornata inizia con la Messa presieduta dal Vescovo nella cappella della Fraternità. Impossibile non restare abbagliati dai mosaici realizzati da padre Marko Ivan Rupnik alla fine del 2010: a sinistra sono raffigurati don Giussani con due giovani (i figli della coppia che ha donato l’opera d’arte alla Fraternità, periti prematuramente in un incidente stradale); la scena centrale mostra l’incontro di Mamre (Sara, in disparte, e Abramo accolto dai tre personaggi celesti), l’Incarnazione (con Maria che – gomitolo di filo in mano – tesse la carne al Verbo) e Gesù adulto, ormai raggiunto da Giovanni e Andrea (“Maestro, dove abiti?”); sulla destra sono ritratti san Carlo Borromeo e papa Giovanni Paolo II.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 19 giugno

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