SCIE CHIMICHE, tracce di scienza nella vita quotidiana

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SENZA

Si avvicina l’estate e con essa la famigerata prova costume: è proprio in questo periodo che il marketing di alimenti e cosmetici raggiunge uno dei livelli più alti di delirio soprattutto per quanto riguarda i famigerati “prodotti senza”. “Pronta per la prova costume? Prova questi nuovi biscotti integrali senza olio di palma!”. “La colazione è più buona senza grassi idrogenati!”. “Prova il nostro trucco biologico, senza parabeni!”. Sono solo tre esempi – inventati – di quello che sentiamo e vediamo quotidianamente: in tante parti del supermercato, pubblicità o post sui social, numerose aziende ci tengono a sottolineare che i loro prodotti sono “senza”. Quanto c’è di vero sulla pericolosità di alcune sostanze e quanto è solo marketing per differenziarsi e aumentare le vendite? Molto spesso non c’è un solido fondamento scientifico dietro a quel “senza” sbandierato con tanto orgoglio. Prendiamo un esempio recente: qualche anno fa all’improvviso tutto il mondo dell’alimentazione e della salute ha trovato un nemico comune nell’olio di palma. Nel giro di pochi mesi una sostanza che abbiamo sempre consumato tranquillamente è diventata la capolista dei composti chimici da evitare. E via quindi tutti i produttori a togliere l’olio di palma dagli ingredienti dei vari prodotti da forno e affini, via a rifare i pacchetti dei biscotti scrivendo ben in grande “senza olio di palma”, via a sottolinearlo negli spot televisivi. Perché l’olio di palma ha scatenato una rivoluzione mondiale nel mondo alimentare? La segnalazione era partita per un problema ambientale (l’olio di palma assomiglia molto al burro e per produrlo si stanno deforestando aree immense per fare posto alla palma da cui ottenerlo) ma entrata nella centrifuga di internet è finita per incarnare tutti i mali possibili immaginabili.

Leggi tutto l’articolo di Iaia Olerai nella rubrica Scie Chimiche su La Libertà del 12 giugno

 

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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