Anche San Luigi Gonzaga è in sagra

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Insieme a Sant’Antonio. Eventi nelle due parrocchie fino al 23 giugno

Per le due Sagre unificate, dopo aver parlato di sant’Antonio di Padova (si veda La Libertà del 29 maggio, pagina 16), passo alla vita di san Luigi Gonzaga.
Nacque il 9 marzo 1568, primogenito del marchese di Castiglione Ferrante Gonzaga, appartenente a una delle famiglie più prestigiose e potenti d’Italia e d’Europa. Luigi visse in un secolo passato alla storia per lo splendore delle corti, ma anche per la miseria del popolo, le egemonie politiche e le aspirazioni nazionalistiche, il fervore religioso suscitato dal Concilio di Trento e le lotte di religione. Nel 1578 era alla corte fiorentina dei Medici per ricevere una educazione nobiliare, proseguita poi alla corte di Madrid. A 10 anni, assorto in preghiera nella basilica dell’Annunziata a Firenze, promise a Dio che non si sarebbe sposato. Sapeva quello che faceva ed aveva la maturità sufficiente per valutare questa decisione.

L’epoca e il costume rinascimentale concedevano ben poco alla fanciullezza; fidanzamenti e matrimoni in età infantile erano normali nelle case regnanti e nell’alta nobiltà. Luigi era un ragazzo molto intelligente e volitivo; parlava sei lingue, studiò lettere, fisica, matematica, astronomia, logica, filosofia e teologia. Si rese conto, per la sua eccezionale lucidità di giudizio, della corruzione dilagante nelle corti europee dove risiedette, e reagì con la tempra di un Gonzaga ‘doc’.
Dalla sua famiglia aveva ereditato la tendenza allo sdegno per la mediocrità degli ideali. Il mondo che Luigi imparava a conoscere in profondità, dava importanza alla ricchezza, poiché conferiva potere, prestigio, visibilità. Ma lui mirava molto più in alto e lontano; non si accontentava dei brillanti risultati ottenuti nel campo della mediazione diplomatica, degli affari del casato e neppure in quello a lui più congeniale degli studi accademici: ciò che gli stava più a cuore era di conoscere e amare Cristo, imitarlo e servirlo nei più miseri e derelitti del suo tempo.

Luigi aveva ricevuto dal suo casato una pesante eredità: superbia, avarizia, avidità di ricchezze, sensualità, testardaggine, sete di potere, cinico utilizzo delle persone importanti a fini politici. A tutto questo reagì con determinatezza e risoluta volontà. Per servire Dio con cuore libero e indiviso, scelse il celibato; per praticare la povertà rinunciò al marchesato, e per evitare le dignità ecclesiastiche preferì la Compagnia di Gesù che le proibiva. In questo modo poteva seguire Gesù casto, povero e obbediente.

Leggi tutto l’articolo di Maria Morini su La Libertà del 5 giugno

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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