Un popolo di pellegrini che si affida alla Madre

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Rievocata la processione del 1619 con l’Immagine miracolosa. In Ghiara l’intensa preghiera del Vescovo

Tra Genesi e Apocalisse, tra storia e attualità, un drago di cartapesta con capo e palpebre semoventi e gli occhi accesi di rosso fuoco è appostato lungo corso Garibaldi, davanti alla maestosa Basilica della Ghiara, poco prima delle dieci di sera del 31 maggio. Sopra il mostro, illuminata, la statua di Maria veglia il Figlio… “quem genuit adoravit”. Sappiamo dalla Sacra Scrittura che grazie a quel Dio nato da donna per la nostra salvezza le forze del male non prevarranno e la Vita avrà l’ultima parola. Infatti l’originale attrazione realizzata dall’associazione “Al Castlein” non entra nella chiesa, mentre dentro il Santuario, davanti a Lei, la Regina di Reggio, si raduna una folla rimarchevole, stimata in oltre duemilacinquecento persone.

È in questo grande e affascinante simbolo la chiave di lettura di un’altra serata memorabile per la Chiesa diocesana. Ed è ancora di più nelle parole del vescovo Massimo, che nella sua preghiera-omelia a braccio non tace le ferite del male nella nostra vita di creature fragili, ma tutto raccomanda alla protezione della Madre, due anni dopo la consacrazione della terra reggiano-guastallese al suo Cuore Immacolato (pubblichiamo a parte la trascrizione dell’atto di affidamento pronunciato dal pastore).

Nella festa della Visitazione di Maria, in un dopocena finalmente primaverile, i pellegrini si raccolgono sulla piazza della Cattedrale: in mano solo i flambeaux, da sollevare durante il Rosario nei ritornelli dell’Ave Maria di Lourdes. Nella celebrazione giubilare che rievoca i 400 anni della traslazione dell’Immagine miracolosa della Ghiara si recitano i misteri della gioia.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani nello speciale Giubileo su La Libertà del 5 giugno

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