I paesaggi interiori di Daniele Martignoni

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L’artista, nativo di Reggiolo, espone alla Galerie Maître Albert di Parigi

Reggiolese di nascita, parigino di adozione, cittadino del mondo: così si potrebbe definire Daniele Martignoni, artista che dalla bassa reggiana è partito verso la città delle Luci mosso dalla passione per l’arte e dalla curiosità di scoprire e conoscere il genere umano. La continua ricerca ed evoluzione artistica è un po’ l’autobiografia che Daniele sta scrivendo: dapprima con olii su tela, ritratti dalle tinte forti e decise, e da qualche anno a questa parte attraverso la destrutturazione dell’immagine digitale di cui lo sgranamento è l’espressione.
Si potrebbe quasi parlare di inquietudine dell’artista che dalla tranquilla e stretta Reggiolo ha scelto la vivacità di una grande capitale europea a respiro mondiale come Parigi, lasciando le sicurezze e l’ovatta del piccolo paese per arrivare all’agitazione della grande città, senza tralasciare la parentesi di vita che l’artista ha avuto a Berlino.

E come per gran parte degli artisti, il suo è stato un peregrinare alla scoperta di nuove forme d’arte in continuo mutamento così come lo è la società che ci circonda.
È del contemporaneo che Martignoni prova a scattare una fotografia concentrandosi sulla condizione dell’essere umano nell’era digitale e del suo rapporto con il Reale in una sorta di “snaturalizzazione”, come la definisce egli stesso, dovuta alle nuove scoperte tecnologiche.
Con lo sviluppo della tecnologia digitale si è assistito a una profonda trasformazione nelle modalità di comunicazione: l’opportunità di ottenere appagamento affettivo con mezzi artificiali determina nuove nevrosi e conflitti interiori, inducendo un progressivo isolamento, in una dimensione senza interlocutori reali, nella quale anche la percezione di sé è pregiudicata dalla assenza di confronto reale con l’esterno.

Continua a leggere tutto l’articolo di Matteo Daolio su La Libertà del 5 giugno

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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