Festincontro: “La storia della famiglia Calabresi”

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Mario, figlio del Commissario Luigi, sarà ospite della festa AC nel dopocena dell’11 giugno

Aveva due anni Mario Calabresi ed erano gli anni di piombo, anni di terrore e di lotta armata, quando il suo papà, il trentacinquenne Commissario Luigi Calabresi, fu barbaramente assassinato all’uscita di casa sua con due colpi di pistola, uno alle spalle, uno alla nuca. Dopo Mario c’era un fratello più piccolo, Paolo, e la mamma, Gemma Capra, era incinta di tre mesi di quello che poi sarebbe stato chiamato con il nome di suo papà. Pochi, come dice nel suo libro che racconta la storia della sua famiglia e di altre vittime del terrorismo “Spingendo la notte più in là”, i ricordi nitidi. Perché un bimbo di due anni non può avere memoria precisa di un papà. Ma uno c’è, preciso, raccontato alla mamma stupita di come potesse essere davvero così impresso nella mente del piccolo Mario.

è quello dell’ultima domenica passata insieme, ricostruita grazie ad un’agenda in cui la mamma annotava tutto: “Gigi porta Mario a vedere la sfilata degli alpini. Rientra con paste, gelato e rose”. E la moglie conserva ancora una rosa secca di quel mazzo, riposta in un cassettone dove si trovano conservate anche migliaia di lettere. E di quel ricordo, di una folla, di una piazza, di una banda musicale, Mario Calabresi, sulle spalle del suo papà, inizialmente un po’ spaventato dalla confusione, ma incredibilmente attratto dall’apertura dorata di un trombone, conserva un senso di pienezza. Il papà, che ha superato le transenne, gli ha fatto toccare il trombone ed è tornato indietro.

Continua a leggere tutto l’articolo su La Libertà del 29 maggio

 

 

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