Don Tonino Bello: innamorato di Dio, appassionato dell’uomo

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Il testo scritto dal vescovo Camisasca per l’incontro svoltosi a Castellarano

Pubblichiamo il testo su don Tonino Bello scritto dal vescovo Massimo per il convegno del 14 maggio a Castellarano, al quale monsignor Camisasca non ha potuto partecipare per problemi di salute. L’intervento è stato letto a suo nome dall’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. Su La Libertà del 22 maggio è stato pubblicato il primo intervento di Camisasca, su don Mazzolari.

Non ho mai incontrato personalmente don Tonino Bello. L’eco della sua vita mi è giunta attraverso la lettura dei suoi scritti e, soprattutto, attraverso la testimonianza di tante persone che lo hanno accostato e sono state segnate in modo profondo dall’incontro con lui.
Molto è stato scritto e detto di lui. Lo si è definito in molti modi: profeta di pace, poeta di Dio, vescovo degli ultimi, prete di frontiera. Credo però che nessuna di queste immagini, che pur catturano un aspetto della sua persona, riesca da sola a racchiudere l’imponenza della sua figura e della sua testimonianza.

Quando papa Francesco, nell’aprile dello scorso anno, si è fatto pellegrino sulla sua tomba, ha usato alcune espressioni che ci possono aiutare molto di più a penetrare il mistero di quest’uomo così “normale” – come la gente che lo incontrava diceva – eppure così straordinario.
Parlando dell’amore di don Tonino Bello per la sua terra, Francesco ha detto: “Capire i poveri era per lui come capire la sua mamma”. Mi sembra interessante questa annotazione, perché ci spinge a cercare nella biografia giovanile del servo di Dio quei tratti del suo carattere e della sua esperienza di fede che avrebbero poi informato di sé il suo ministero sacerdotale ed episcopale.

Don Tonino, prima di essere nominato vescovo di Molfetta, ha speso la sua infanzia e la sua giovinezza in terra salentina (finis terrae), una terra umile e povera, terra di contadini e pescatori, storicamente e geograficamente aperta sul Mediterraneo, erede di quella filosofia greca che ha lasciato traccia di sé nel temperamento intraprendente, eppure pensoso e riflessivo, della gente di questi luoghi. Un avamposto di frontiera, una finestra spalancata verso “altro”. “Terra-finestra”, amava definirla don Tonino. Questo “altro”, questo ignoto su cui quella finestra si apre ha la faccia dei due mari – lo Ionio e l’Adriatico – che si incontrano nella punta estrema del Salento e che sono come un invito della natura ad abbracciare le differenze, qui percepite, in modo quasi naturale, come buone e positive.

Non si comprenderebbe fino in fondo la figura di don Tonino se non si tenesse conto innanzitutto di queste sue origini, che hanno forgiato il suo cuore di bambino e di ragazzo aprendolo a quella che lui stesso, più tardi, avrebbe definito come “convivialità delle differenze”.

Continua a leggere il testo integrale dell’intervento del vescovo Camisasca su La Libertà del 29 maggio

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