Abbazia di Marola: cultura e storia

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Il IV Convegno dell’Abbazia, sabato 18 maggio, ha illustrato rapporti e interazioni tra le tante abbazie matildiche di Nonantola, Polirone, Brescello, Canossa, Marola e Frassinoro, sottolineando i ruoli ecclesiali e i compiti socio-politici svolti dagli abati sul territorio. Circa settanta partecipanti hanno seguito con attenzione e interesse lo svolgimento del Convegno, moderato dall’architetto Francesco Lenzini. Si riportano, in sintesi, gli abstract dei sei relatori.

L’Abbazia di San Silvestro di Nonantola è stata presentata dalla professoressa Gabriella Malagoli. Il territorio di Nonantola (Modena) ha conosciuto insediamenti umani senza soluzione di continuità a partire dall’età del bronzo (1800 a.C.), quando vi fiorì la civiltà terramaricola, registrando poi la presenza etrusca e soprattutto quella romana, della quale rimane testimonianza nei tracciati di canali e fossati di scolo, di cavedagne e strade che ne segnano le campagne.
Il ruolo dell’abbazia, intitolata dapprima a Maria, madre del Signore, poi agli apostoli, infine a San Silvestro, fu da subito molto complesso, in quanto essa si poneva come sentinella avanzata del regno longobardo nei confronti dell’Esarcato, trovandosi in una zona di confine, affidata ad un esponente della nobiltà longobarda, che sicuramente godeva della piena fiducia del re Astolfo, del quale era cognato: ruolo politico e strategico, quindi. Anselmo trasferì così la sua esperienza di duca di un caposaldo del regno longobardo nel governo dell’abbazia, divenendo un duca-abate.

Di grande rilievo poi nella storia dell’abbazia e del paese di Nonantola fu il provvedimento col quale nel 1058 l’abate Gotescalco donò agli uomini che vivevano nelle terre del monastero una estensione di boschi, campi e paludi, che divennero poi la proprietà comune della Partecipanza, in cambio dell’aiuto nella costruzione delle mura difensive. Un importante cambiamento si ebbe nella politica filoimperiale dei monaci con l’abate che resse il monastero dal 1089 al 1107, dopo la lotta che vide anche la contessa Matilde di Canossa assediare Nonantola: con l’abate Damiano, infatti, la cui scelta fu forse influenzata proprio dalla paladina del papa, il monastero assunse una nuova posizione ideologica, favorevole alla riforma gregoriana.
L’importanza di Nonantola nell’Europa medievale è testimoniata dal fatto che papi e imperatori la scelsero per soggiornarvi o celebrarvi eventi: Carlo Magno la onorò con la conferma di possedimenti e privilegi, Lotario vi soggiornò nell’837, Carlo il Grosso la scelse per il suo incontro con il papa Marino nell’883, papa Gregorio VII vi celebrò la Santa Pasqua nel 1077.

Continua a leggere tutto l’articolo di Giovanni Costi su La Libertà del 29 maggio

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