Il Motu Proprio del Papa «Vos estis lux mundi»

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Prevenzione e punizione degli abusi, la Chiesa fa un enorme passo avanti

È significativo che titolo e contesto interpretativo del Motu Proprio “Vos estis lux mundi”, emanato da Papa Francesco come uno dei frutti del summit vaticano di febbraio sul tema “La protezione dei minori della Chiesa”, vengano dall’invito di Gesù ai suoi discepoli a esser “luce del mondo” (Mt 5,14). È una citazione impegnativa, che induce a un severo esame di coscienza, ma indica pure una prospettiva che ispira tutto il testo: si tratta, sembra dire Francesco, d’aver il coraggio non solo di annunciare il Vangelo “con le nostre buone opere”, ma di “far luce” sulle nostre opere non buone di fronte al mondo, per non compierle più, specie se si tratta d’un peccato orribile, causa di enorme sofferenza per tante persone. Con questo testo la Chiesa fa un passo enorme, “il più importante degli ultimi anni” (Zollner), in quel processo di verità (pur sofferto e contrastato) al suo interno che va ben oltre il problema degli abusi verso una riforma della Chiesa.

Quando un sistema funziona bene
La Chiesa, infatti, è anche un sistema, fatto di obiettivi da raggiungere, di norme e relazioni, stili di vita e sensibilità generale; e un sistema funziona bene non quando tutto in esso è perfetto, ma quando è in grado di riconoscere il male che lo abita, senza esser costretto dall’esterno (dalla stampa) ad ammetterlo, anzi chiedendo a tutti i propri membri d’intervenire per denunciarlo.

Ma non basta la denuncia, il sistema funziona se cerca di capire le radici di quel male, le responsabilità a vari livelli, ma che in ogni caso coinvolgono tutti (la trasgressione di pochi è di solito conseguenza della mediocrità di molti). Ancora, in un sistema che agisce correttamente le vittime di quello stesso male vengono ascoltate con profondo rispetto e com-passione, e chi ascolta si lascia ferire e metter in crisi dal loro dolore, comprendendo così, grazie anche al loro “magistero”, la gravità del male fatto e del danno prodotto (fisico, psicologico, spirituale). Per questo in tale sistema si prova anche vergogna e umiliazione, senza fare gli offesi e i risentiti, e soprattutto si chiede perdono, in privato e in pubblico, e ci si fa tutti carico del male e del danno, per lenirlo e curarlo.

Continua a leggere tutto l’articolo di Amedeo Cencini su La Libertà del 22 maggio

S.E. Mons. Charles Scicluna, Arcivescovo di Malta; Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Alessandro Gisotti; S.E. Mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, Vescovo tit. di Civitate, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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