Don Mazzolari: la battaglia per la libertà

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Il testo preparato da Camisasca per il convegno promosso a Castellarano

Pubblichiamo il testo su don Primo Mazzolari scritto dal vescovo Massimo per il convegno del 14 maggio a Castellarano, al quale monsignor Camisasca non ha potuto partecipare per problemi di salute. L’intervento è stato letto a suo nome dall’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. Nel prossimo numero de La Libertà pubblicheremo il secondo intervento, su don Tonino Bello.

Don Primo Mazzolari (1890-1959), il parroco di Bozzolo, è stato sicuramente una delle figure più significative del cattolicesimo italiano della prima metà del Novecento. Patriota convintamente democratico, attraversò da capo a fondo il ventennio fascista, opponendosi alla dittatura e ad ogni forma di violenza (durante la guerra nascose e protesse molti antifascisti ed ebrei; dopo la guerra aiutò persone coinvolte con il fascismo ingiustamente perseguitate). Aperto nei confronti della modernità, anticipò nei suoi scritti tematiche che verranno poi sviluppate dal Concilio Vaticano II (come “la Chiesa dei poveri”; la libertà religiosa; il dialogo con i lontani; la distinzione tra errore ed erranti).

Non so come mio padre avesse incontrato don Primo Mazzolari o semplicemente il suo nome, la sua figura, né quando l’avesse incontrata. Agli inizi degli anni Cinquanta cominciai a notare che mio padre riceveva il quindicinale “Adesso”. Questo giornale era stato fondato nel 1949 da Mazzolari. Egli ne era stato anche il direttore. Nel 1951 “Adesso” fu però chiuso dall’autorità ecclesiastica. Le pubblicazioni ricominciarono qualche mese dopo, ma don Primo dovette lasciare la direzione del giornale. Egli avrebbe tuttavia continuato a scrivere articoli firmandosi con pseudonimi fino al 1954 (cinque anni prima della morte). Nuove sanzioni erano state infatti imposte a motivo di alcuni articoli controversi dedicati al tema della pace.

Io ero un lettore accanito di “Adesso”. Frequentavo allora le scuole elementari, leggevo tutto ciò che trovavo in casa, e “Adesso” era una delle mie letture più attente e anche più scioccanti. Mi ricordo il sottotitolo: “Ma adesso chi non ha una spada, venda il mantello e ne compri una” (Lc 22,36). Una frase del Vangelo che non avevo mai notato. Da questo capivo che “Adesso”, cui collaborò anche don Milani, era un testo di battaglia. Una battaglia che Mazzolari e i suoi amici compivano all’interno della Chiesa e della società. Naturalmente, piccolo com’ero, non potevo comprendere i termini storici di questa battaglia. Ma la scrittura di “Adesso” mi affascinava.

Leggi il testo integrale preparato dal vescovo Massimo su La Libertà del 22 maggio

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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