Teologia tra Islam e Cristianesimo: il PELLEGRINAGGIO alla Mecca

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Il Pellegrinaggio rituale (Hajj) al tempio sacro della Kaaba, presso la città della Mecca in Arabia Saudita, è il quinto pilastro della religione islamica. Esso è prescritto, almeno per una volta nella vita, a tutti i fedeli musulmani che ne abbiano la possibilità finanziaria e fisica. Per i credenti del ramo Sciita, che non abbiano la possibilità di raggiungere quella che è chiamata Bethel, la Casa di Dio, il pellegrinaggio ai luoghi sacri di Kerbala e Najaf in Iraq sostituisce quello alla Mecca.
Questo antico tempio ospitava le centinaia di divinità venerate nel periodo pre-islamico.

La città della Mecca fu da sempre un crocevia strategico per il traffico delle carovane di cammelli in transito da e per la Persia, la Mesopotamia, il Regno dei Sabei, la Penisola arabica e le città portuali della Siria e del Libano sul Mediterraneo. Il traffico religioso comportava entrate considerevoli che si sommavano a quelle del commercio della grande varietà di merci trasportate da carovane anche di 500 cammelli, su quelle che erano chiamate “La via delle spezie” e “La via dell’incenso”.

Il pellegrinaggio alla Kaaba è il rito più ricco di simbolismo, complessità e sacralità delle sue procedure. Il luogo sacro è oggi un cubo in muratura di circa 11,5 metri di lato e di 15 metri di altezza, ricoperto di un pesante drappo nero, sul quale sono ricamati in oro alcuni versetti del Corano. Il drappo viene donato, per antica tradizione, dall’Università Coranica Al-Azhar del Cairo. Durante il periodo del pellegrinaggio viene sostituito da un drappo bianco e, tagliato in piccoli pezzi, portati a casa dai pellegrini come una reliquia per ricordo.

Questo tempio primordiale fu più volte distrutto e restaurato nel corso dei secoli e l’ultimo restauro risale a quando il futuro Profeta aveva 35 anni. Il pellegrino si rende perfettamente conto che i riti che si reca a compiere durante questo periodo spirituale sono il paradigma universale del suo culto.
Chi scrive ha conosciuto due islamici residenti e sposati in Italia a donne cristiane e buoni padri di famiglia, con un’ottima posizione di lavoro che, una volta tornati dal loro pellegrinaggio e ritiro spirituale alla Mecca, hanno subito una dolorosa crisi spirituale, perché avevano compreso che la vita trascorsa fino a prima del pellegrinaggio non era conforme alla loro fede. Prima, bevevano qualche bicchiere di vino, qualche liquore, passavano le vacanze al mare, non pregavano cinque volte al giorno, la domenica accompagnavano la moglie alla Santa Messa, per farla contenta. Purtroppo divorziarono dalle mogli, le lasciarono con i figli in Italia, per rientrare nel loro paese di origine e affrontare una vita di stenti. Questo dimostra quanto profondo sia l’impatto del pellegrinaggio nella vita di un credente musulmano.

Continua a leggere tutto l’articolo firmato da Alfredo su La Libertà del 22 maggio

 

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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