In processione 4 secoli dopo

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Dalla Cattedrale alla Ghiara, per il Giubileo, la sera di venerdì 31 maggio

Venerdì 31 maggio, festa della Visitazione di Maria, alle ore 21 ci sarà la processione mariana dalla Cattedrale di Reggio al Santuario della Beata Vergine della Ghiara, guidata dal vescovo Massimo, con la preghiera del Rosario a conclusione del mese di maggio. Con un carro allegorico vi sarà la rievocazione della processione mariana compiuta dai cittadini reggiani la sera del 12 maggio 1619, narrata nell’articolo di Massimo Mussini che proponiamo di seguito.
La liturgia sarà animata dai Cori parrocchiali e delle aggregazioni laicali.
L’Ufficio Liturgico chiede a tutte le comunità della Diocesi di anticipare nelle parrocchie e nelle unità pastorali la chiusura del mese di maggio alla sera di giovedì 30 maggio, convergendo a Reggio la sera successiva per l’affidamento della nostra Chiesa alla Madonna della Ghiara.

Era il 12 maggio del 1619, la giornata era bella e la folla, trepidante in attesa del grande avvenimento, aveva già occupato tutti i posti possibili lungo il tragitto, che si snodava lungo le vie della città e, muovendo dalla piazza del Duomo, percorreva un tratto di via Emilia San Pietro, imboccava via Roma fino a via Dante Alighieri, dove girava per via Zaccagni verso la chiesa di San Domenico. Qui giunto, proseguiva per via Gabbi fino alla via Emilia, attraversandola per imboccare via Fontanelli, toccare via Toschi e girare subito dopo in via Don Iodi, al termine della quale seguiva via Campo Marzio, via Ponte Besolario e, passando a fianco della chiesa del Cristo, raggiungeva il nuovo santuario dedicato alla Madonna sulla via della Ghiara.

La cronaca della vicenda, pubblicata nel 1619 da Alfonso Isachi, testimone dell’avvenimento, ci racconta di finestre addobbate con tappeti e arazzi, di gente seduta sui tetti delle case, di un numero di forestieri giunti per l’occasione che aveva raddoppiato la popolazione della città. D’altro canto, anche in assenza degli odierni mezzi di comunicazione, la miracolosa “Madonna dei Servi” si era fatta pubblicità da sola con la serie di prodigi, che avevano costellato gli anni dal 1596 al 1619 e richiamato a Reggio migliaia di pellegrini.
Tutti attendevano di vedere collocata nella sua nuova dimora l’immagine della Madonna col Bambino, fino allora venerata all’esterno del muro di cinta del giardino conventuale dei Servi di Maria. Il grande tempio, costruito in poco più di un decennio con un’ingente spesa coperta dalle offerte dei fedeli, stava in attesa, finito nelle parti principali ma ancora incompleto nelle decorazioni.

Era un atto di fede quello che si andava per compiere ma anche un motivo di gioia, da manifestare nei modi consueti a quel tempo; per questa ragione la regia della festa era stata accurata.
Si era rinnovato il gonfalone della città e confezionate nuove livree bianche e verdi ai cavalleggeri ducali di stanza in città. I mazzieri, gli staffieri e i trombettieri della Comunità erano stati vestiti di bianco e di rosso, i colori araldici dello stemma reggiano, mentre i dodici Anziani ebbero solenni abiti di damasco nero, foderati di seta di colore viola scuro.

Continua a leggere tutto l’articolo di Massimo Mussini su La Libertà del 22 maggio

 

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