“Mi chiamo Mouhamed Alì”, il nuovo libro di Rita Coruzzi

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«È un ring. È la risposta che ho dato in tenera età al pediatra, quando mi ha chiesto come vedevo la vita. La penso ancora così e non è un caso che il mio nuovo libro sia frutto della collaborazione con un campione di pugilato, oltre che di umanità». Sono parole di Rita Coruzzi, scrittrice reggiana che domenica 19 maggio presenterà Mi chiamo Mouhamed Alì nella città in cui è nata e cresciuta, anche professionalmente. L’appuntamento è alle 11 presso l’Albergo Notarie di Via Palazzolo, dove la talentuosa penna farà conoscere al pubblico la sua tredicesima opera, affiancata dal coautore Mouhamed Alì Ndiaye e da Francesco “Franco” Ligas, noto giornalista sportivo complice della realizzazione del romanzo.

«L’ho incontrato al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti, che ho vinto con Matilde, il primo libro pubblicato con Edizioni Piemme», spiega la Coruzzi per poi precisare che il telecronista faceva parte della giuria e che gli si è avvicinata perché è sempre stata una grande appassionata di boxe e si ricordava dei suoi commenti coinvolgenti. «Ci siamo scambiati i biglietti da visita e poco tempo dopo mi ha telefonato per chiedermi se volevo scrivere un libro su un pugile chiamato Mouhamed Alì. Ho subito pensato a Cassius Clay, che non è il protagonista del romanzo ma ha avuto un ruolo determinante nella sua vita». Ndiaye, infatti, è omonimo dell’atleta statunitense perché papà Moussa – campione di boxe in Senegal – lo conosceva e lo ammirava al punto da attribuire lo stesso nome al primogenito, quasi come auspicio per il raggiungimento di traguardi importanti e di un avvenire sereno. Il padre pensa soprattutto al futuro quando costringe il piccolo Mouhamed Alì ad allenamenti estenuanti: vuole porre le basi per allontanarlo dalla criminalità e dalla droga con cui, crescendo, sarebbe entrato in contatto nella natìa Pikine, periferia di Dakar.

«Il romanzo inizia richiamando una delle rare occasioni in cui Moussa concede al figlio di saltare il training quotidiano, ovvero quando realizza il sogno di farlo incontrare con il suo mito, Cassius Clay, all’età di dieci anni» racconta Rita Coruzzi prima di affermare che lavorare con Mouhamed Alì è stata un’esperienza stimolante e arricchente, anche dal punto di vista umano. L’autrice è rimasta colpita dalla sua storia perché «è vera e racchiude un messaggio importante, anzitutto per i giovani: il cuore, l’impegno e l’autentica determinazione consentono di superare ogni ostacolo e di raggiungere qualsiasi obiettivo». È un messaggio che la Coruzzi condivide ed è riuscita a trasmettere pagina dopo pagina grazie alla sua innata capacità di scrittura, ulteriormente potenziata dai continui e costruttivi confronti con il protagonista e coautore del libro, che l’hanno aiutata a entrare ancora più in simbiosi con il personaggio. «Ho vissuto le vittorie, le sconfitte, i sentimenti e le emozioni di Mouhamed Alì Ndiaye» spiega – anche con lo sguardo – la giovane reggiana per poi fornire alcune pennellate della storia del pugile originario del Senegal, dove diventa campione nazionale e matura l’idea di conquistare un ulteriore riscatto superando i confini del proprio Paese, nel 2000. Dopo una breve permanenza in Francia, a 21 anni arriva in Italia e, senza mai smettere di allenarsi, lavora come ambulante clandestino fino al 2002, quando scatta il colpo di fulmine con Federica, che sposa a distanza di pochi mesi e con la quale risiede tuttora a Pontedera, la città che lo ha accolto e che ama quanto Pikine. Corona il sogno d’amore e ottiene la cittadinanza italiana, che gli permette di ricominciare a combattere e vincere per il Tricolore, salendo sul gradino più alto del podio, nazionale ed europeo, nella categoria dei pesi supermedi.

È costretto ad abbandonare il pugilato per il distacco della retina, che gli toglie la possibilità di raggiungere il titolo mondiale, ma gli offre l’opportunità di dedicarsi maggiormente al volontariato come Vigile del Fuoco, mediatore culturale presso la Croce Rossa Italiana di Pisa e ambasciatore dei disabili per il Senegal e l’Africa Occidentale. L’attenzione al sociale è uno degli elementi che accomuna Ndiaye e la Coruzzi, la quale è socia fondatrice di A.R.E.S.S., APS della nostra città il cui obiettivo principale è favorire e finanziare attività socioculturali e assistenziali legate al territorio e il cui nome è l’acronimo di Associazione Reggiana Eventi Solidarietà e Sorrisi. Questi ultimi illumineranno il viso di chi interverrà alla presentazione di domenica mattina anche quando l’attrice Maria Antonietta Centoducati leggerà alcuni brani del romanzo, selezionati per fornire un assaggio del libro, che è uscito martedì 14 maggio e ha tutti i requisiti per vincere sul metaforico ring delle pubblicazioni più avvincenti.

 

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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