San Faustino, liturgia e architettura

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Domenica alle 17.30 l’incontro con monsignor Tiziano Ghirelli e Paolo Bedogni

Prosegue presso la Pieve romanica dei Santi Faustino e Giovita il ciclo di incontri dedicato al 40° anniversario dei restauri di una delle più antiche pievi della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Domenica 19 maggio alle ore 17.30 è in programma la conversazione con monsignor Tiziano Ghirelli e l’architetto Paolo Bedogni sul tema “Pieve di San Faustino: dal restauro scientifico all’adeguamento secondo la riforma del Concilio Vaticano II: il compito dell’architetto”; al centro, il tema della progettazione degli spazi liturgici in relazione alle considerazioni nate dal rinnovamento della liturgia cattolica avviato dal Vaticano II.

P rosegue presso la Pieve romanica dei Santi Faustino e Giovita “Luogo fonte. Dal romanico alla contemporaneità”, il ciclo di incontri dedicato al 40° anniversario dei restauri di una delle più antiche pievi della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Dopo i primi due appuntamenti che hanno visto la partecipazione del professor Alberto Melloni e dell’architetto Mauro Severi, è in arrivo il terzo, previsto per domenica 19 maggio alle ore 17.30, con monsignor Tiziano Ghirelli e con l’architetto Paolo Bedogni. La Pieve di San Faustino, con la presenza di don Lumetti, è stata per tanti giovani un “Luogo fonte” fatto di esperienze di teologia, arte e liturgia. Il sottotitolo “Dal romanico alla contemporaneità” fa riferimento a quelle azioni di valorizzazione dell’antico, che costituiscono un presupposto per potenziali adeguamenti liturgici.

L’incontro con monsignor Tiziano Ghirelli e con l’architetto Paolo Bedogni metterà al centro il tema della progettazione degli spazi liturgici in relazione alle considerazioni nate dal rinnovamento della liturgia cattolica avviato dal Concilio Vaticano II. Un tema tanto delicato quanto complesso perché le riforme apportate nella liturgia sono una delle eredità del Concilio Vaticano II più evidenti soprattutto per i fedeli: con la riforma postconciliare l’assemblea celebrante acquisisce infatti una particolare importanza teologica che incoraggia una partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia stessa. E allora, come favorire questa partecipazione attiva? Come intervenire su di un edificio plurisecolare rendendolo luogo per la liturgia in modo che possa far maturare la consapevolezza nell’assemblea celebrante? Un compito da affidare al “magistero degli architetti” ma da affrontare, elaborare e disegnare assieme ai liturgisti. Una risposta coerente può nascere infatti solo attraverso un dialogo profondo tra coloro che hanno il ruolo di progettare lo spazio per lo svolgimento del rito, gli architetti appunto, e tra coloro che hanno il compito di studiare ed elaborare la liturgia ecclesiastica attraverso gli oggetti e i simboli legati ad essi, i liturgisti.

Continua a leggere l’articolo su La Libertà del 15 maggio

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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