Sfogliando un libro contabile del Seminario di Marola (1900-1926)

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Si è soliti sottolineare l’innegabile funzione culturale svolta dal Seminario nel 149 anni di vita. I libri contabili dicono anche di un’altra importante funzione: quella dello sviluppo delle attività agro-economiche e dell’artigianato del paese.

Di Marola si parla abitualmente in riferimento alle valenze culturali per tutta la montagna, grazie alle sue scuole spesso gratuite o, comunque, accessibili a tante famiglie che mai avrebbero potuto mandare i loro figli a studia re a Reggio o, forse, nemmeno a Castelnovo dove il costo di un alloggio era sempre superiore a quello d’altre località della montagna.

Marola, però, aveva anche altre valenze che riportano il seminario sulla via intrapresa dall’abbazia antica sia nei suoi immediati dintorni, sia nelle “ville” che pochi decenni dopo la sua fondazione dipendevano dalla abbazia stessa, come Corniano di Bibbiano o come l’impervio Cerreto delle Alpi. Aveva cioè una forte valenza economica sul territorio stimolando, con i suoi “consumi”, l’agricoltura e l’artigianato locale. Cento-centoventi seminaristi, una trentina di persone tra docenti e addetti ai servizi: un totale di circa centocinquanta persone da alloggiare decentemente e da mettere a tavola tre volte al giorno. A questo scopo il seminario gode della “possione” (azienda agricola) “Il Borgo” di Pantano nonché del podere insistente sulle terre che circondano il seminario stesso. Ma le sue proprietà non possono venire incontro a tutte le esigenze della grossa comunità. Da qui il ricorso al mercato.

Continua a leggere tutto l’articolo nell’inserto Memoria Ecclesiae su La Libertà dell’8 maggio

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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