Ruoli e compiti delle Abbazie matildiche

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Il quarto convegno si svolgerà a Marola la mattina di sabato 18 maggio

Il IV convegno dell’Abbazia di Marola si terrà nel Centro diocesano di spiritualità e cultura sabato 18 maggio a partire dalle 9.30 con in programma riportato a fianco. Pubblichiamo, quale invito all’iniziativa, l’articolo preparato da monsignor Giovanni Costi.

L’abbazia di Marola, come tutte le abbazie ecclesiastiche, è un monastero canonicamente eretto, con una propria autonomia giuridica, governato da un abate che presiede e guida la vita dei monaci, formanti una comunità ecclesiale e religiosa. In epoca medievale, i monasteri presieduti dagli abati, prendono il nome di abbazie e vengono collocati in luoghi solitari ed elevati, scostati dai grandi centri, per favorire un raccoglimento meditativo di preghiera.
L’edificio abbaziale, ospitante i monaci, oltre il vocabolo monasterium, viene anche designato come coenobium, congregatio, synodus, fraternitas, che qualificano lo stile di vita comunitaria.
Le tipologie delle costruzioni, atte a favorire la vita monastica, contemplavano un cortile di ingresso, la porta monumentale, il chiostro, il portico, l’atrio, il battistero, la basilica per le celebrazioni, la dimora dell’abate, le celle, le scuderie e altri edifici necessari.
Non lontane dal monastero sorgono le fabbriche dei servizi e i magazzini, con frantoio e mulino in una piccola masseria e, inoltre, l’economato, l’infermeria, l’abitazione dell’abate, la foresteria, le scuole, le officine dei fabbri, dei falegnami, degli incisori, degli orafi, che costituivano quasi dei quartieri industriali e portavano al monastero lavoratori e artefici competenti nei vari settori.

Le abbazie hanno sempre costituito un riferimento nevralgico, non solo per le comunità cristiane, ma anche per gli abitanti del territorio, in ordine a vari problemi sociali, economici e politici. Nelle abbazie emerge la figura e la personalità dell’abate, che presiede anche la vita spirituale dei monaci, incardinati con la stabilitas loci, nel contesto del monastero. L’abate, eletto di regola per un certo numero di anni, ma in alcuni Ordini risulta eletto a vita, quando è insignito dell’ordine presbiterale acquista poteri di indirizzo disciplinare e spirituale sui monaci a lui soggetti, nonché delle insegne della croce pettorale e dell’anello, celebrando gli uffici sacri della liturgia col rito pontificale rivestito delle relative insegne onorifiche. Gode dei benefici ecclesiastici annessi alla propria abbazia.

Continua a leggere l’articolo di Giovanni Costi su La Libertà dell’8 maggio

 

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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