Inaugurato il Giubileo della Madonna della Ghiara

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É stato inaugurato il Giubileo della Madonna della Ghiara nell’anniversario del primo miracolo (era il 29 aprile 1596). Camisasca: un tempo per stare accanto, alla scuola di Maria

“Il muto parla!”: con questo grido Ciano il beccaio, che teneva in casa come un figlio il trovatello Marchino da Castelnuovo, svegliò sua moglie all’alba del 29 aprile 1596, quando s’accorse che il quindicenne era stato miracolato. Il ragazzo, del tutto sordo e privo di lingua, aveva pregato davanti all’immagine della Beata Vergine dipinta da Giovanni Bianchi detto il Bertone sul muro dell’orto dei Servi di Maria, nella città di Reggio nell’Emilia, presso una cappella dedicata alla Madonna della Ghiara. In quella notte non solamente Marchino ebbe il dono dell’udito, ma gli crebbe la lingua e, parlando, dimostrò di padroneggiare un vocabolario che da sordo totale non poteva conoscere. Dopo uno scrupoloso processo – istruito prima a Reggio e poi a Parma alla presenza di una commissione formata da teologi e dottori in legge sia ecclesiastici sia laici – venne riconosciuta la veridicità del miracolo. Fu l’inizio di una serie di eventi straordinari: seguirono altre guarigioni e grazie, la maggior parte delle quali non tramandate ai posteri, a beneficio di tante persone sofferenti nel corpo e nello spirito.

Oggi a Reggio, nell’anniversario di quel primo miracolo, quattrocentoventitré anni dopo, il vescovo Massimo Camisasca ferma le sue mani sulla porta centrale della Basilica della Ghiara, dopo l’invocazione allo Spirito Santo e il suono festoso che, dalla torre, invade il centro storico grazie ai Campanari Reggiani. L’immagine richiama altri Anni santi che la maggior parte di chi legge certamente ricorda. Dopo l’orazione la porta si spalanca e la processione, partita dai chiostri del convento sotto un cielo finalmente rischiarato dalle nuvole cupe delle ore precedenti, entra nel tempio mariano. Dietro l’incenso, la croce e le candele sfilano i Cavalieri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e del Sovrano Ordine di Malta, i seminaristi e un gran numero di diaconi e sacerdoti. Ad accoglierli, ancora le campane e, dall’interno, le note dell’organo suonato dal maestro Primo Iotti, in una chiesa gremita.
Oltre che un bel colpo d’occhio, è un respiro largo che ristora lo spirito.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani nello Speciale Giubileo su La Libertà dell’8 maggio

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