Domenica 12 maggio 1619: «O fortunata città di Reggio…»

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Dopo 400 anni noi rinnoviamo la lode  che Alessandro Squadroni ha vergato nel «Fasciculus Laudum Regii Lepidi»

“O giorno glorioso e felice di una tanto grande traslazione! Giorno beato e celebre di una tanto grande festività! Giorno tanto sublime di un ammirabile trionfo e festivo in ogni tempo! O giorno da segnare veramente con una pietruzza bianca!” (A. Squadroni, Fasciculus Laudum Regii Lepidi, pagina 64).Non stiamo qui a ricordare la straordinaria partecipazione di autorità e di popolo, la processione cittadina con i carri allegorici, la Messa solenne con musiche preparate per l’occasione da don Aurelio Signoretti, Maestro di Cappella del Duomo. Non possiamo, tuttavia, non fare nostre le esclamazioni che quel giorno uscirono dal cuore di Alessandro Squadroni: “O fortunata, anzi fortunatissima, o beata, anzi beatissima città di Reggio, che possiedi questa venerata Immagine!…Quanti benefici ci sono stati concessi per mezzo tuo, o Maria! Tu per noi preghi, domandi e richiedi quanto ci è necessario; e preghi il Figlio per i figli, l’Unigenito per gli adottivi, il Signore per i servi. Tutte le generazioni ti proclamano beata, o Reggio: fra le tue mura sorge un tempio del quale niente è più santo, niente più prezioso!” (opera citata, pagine 65-71).

Ci piace richiamare anche la stampa di Giusto Sadeler (si veda, sotto, nel manifesto del 12 maggio 2019) che decora lo scritto di A. Squadroni. Maria Santissima vi appare Regina (la Corona) di pace (i rami di ulivo), Dominatrice e Protettrice di Reggio (la scritta latina dice Reggio reggia della Vergine); i rami intrecciati e legati indicano il vincolo pacifico che lega insieme la Madonna e la “sua” Reggio, nel cui disegno già appare il Tempio monumentale.
Il 12 maggio 1619 era la domenica di Pentecoste.

Continua a leggere tutto l’articolo di padre Anacleto Tommasi su La Libertà dell’8 maggio

 

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