Omelia per la Pasqua

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Pubblichiamo il testo dell’omelia per la Pasqua che il vescovo Massimo ha pronunciato in Cattedrale a Reggio Emilia durante la Veglia pasquale di sabato 20 aprile.

Esulti il coro degli angeli, […] gioisca la terra inondata da così grande splendore; gioisca la madre Chiesa […] e questo tempio tutto risuoni per le acclamazioni del popolo in festa (cf. Exultet): l’amore di Dio ha sconfitto la morte, la luce di Cristo ha vinto le tenebre e la sua risurrezione ci dona una vita nuova, che non passa e non finisce.

Cari fratelli e sorelle,

con queste parole, all’inizio di questa liturgia, ci è stato riferito l’annuncio della Pasqua. Gesù era morto, ma la pietra è stata rimossa dal sepolcro, ed esso è vuoto. Due messaggeri di Dio, vestiti di luce, annunciano alle donne che il Signore vive (cf. Lc 24,5). Nella storia dell’uomo mai fu udito un messaggio tanto bello e gioioso, così nuovo e portatore di speranza per tutti.

Gesù Cristo, dopo le sue sofferenze e la sua morte sulla croce, è entrato in una vita nuova. Com’è stato possibile? Gesù non era solo, non è mai stato solo, nemmeno sulla croce e nel sepolcro. La sua persona non era chiusa in se stessa: egli era infatti aperto a Dio suo Padre, ed era una sola cosa con Lui. L’uomo Gesù, attraverso la sua preghiera e l’offerta della sua vita, era inserito in Dio, innestato in lui come un tralcio in una vite (cf. Gv 15,5). Viveva di una comunione totale con l’amore e la vita del Padre. E questo amore e questa vita, propri di Dio, sono più forti della morte.

La porta della morte non può essere scardinata da noi povere creature, finite e deboli. L’amore di Dio, che ha dato per noi suo Figlio, uomo come noi, che conosce le nostre debolezze e la nostra sofferenza (cf. Eb 4,15), questo amore può scardinare quella porta. Gesù ha rotto per sempre il potere della morte, perché in Lui era presente il potere della vita, che proviene dall’amore del Padre.

Leggendo con attenzione i testi del Nuovo Testamento, possiamo notare come sia i quattro evangelisti sia san Paolo scrivano che Gesù è stato risuscitato. La risurrezione è un atto del Padre, un dono che il Padre fa a suo Figlio fatto uomo e, in Lui, a tutti noi. La mano del Padre, che ha sempre accompagnato la vita di Gesù, lo ha sorretto anche in questa notte, nell’ora più buia. E così egli ha potuto rialzarsi, risorgere. “Questa notte non è più notte: il buio come luce risplende” (cf. Canto di Taizé).

Risorgendo, Gesù entra in una dimensione di vita nuova, in un mondo che a noi, immersi e a volte schiacciati da tanti limiti, sbagli e ferite, sembra lontano. In realtà egli, dal suo mondo, entra continuamente nel nostro mondo, trasformandolo. Il suo mondo infatti si rende presente in noi mediante la fede e il Battesimo (che alcuni nostri fratelli stanno per ricevere). Il Battesimo non è la rievocazione di un evento passato e nemmeno un simbolo o un rito di iniziazione mediante il quale entriamo a far parte di un’associazione o di un club. No, esso è la trasformazione del nostro essere, un inserimento in Cristo, nella sua vita senza fine e nel suo amore senza limiti. A noi spetta solamente di accogliere questo dono, di farlo crescere in noi e di eliminare tutto ciò che ad esso si oppone. Le “Promesse Battesimali”, che tra poco tutti rinnoveremo e che i Catecumeni pronunceranno per la prima volta, esprimono proprio il nostro impegno e il nostro desiderio di essere pienamente sostenuti e riempiti dalla forza e dalla luce che vengono dalla Risurrezione di Gesù.

Mediante il Battesimo, Cristo [Risorto] vive in me (Gal 2,20). Il nostro io non scompare, ma è trasformato. Cristo si inserisce nella nostra vita, entra nella nostra persona, e così spacca la corteccia della nostra resistenza, consentendo l’ingresso della Vita vera; ci libera dall’isolamento cui saremmo condannati dal nostro peccato, e ci introduce nella vastità di Dio. Attraverso il Battesimo Gesù Risorto si lega a noi; si impegna ad accompagnare, custodire e vegliare sul nostro cammino. Egli ci tiene saldamente legati a sé.

Oggi dobbiamo essere felici, perché siamo stati liberati, e siamo liberi davvero (cf. Gal 5,1). Mediante la risurrezione di Gesù, l’amore di Dio si è rivelato per sempre e definitivamente più forte del male e della morte. Scegliamo di non vivere la nostra vita da soli, ma con Cristo, così come Lui visse la sua vita sempre unito al Padre. Se vorremo essere una cosa sola con Lui, se domanderemo di essere sempre uniti a Lui, condivideremo anche la sua Risurrezione. Egli ce la sta donando già ora! Ogni ombra è rischiarata dalla luce di Cristo. Ciascuno di noi ha delle ombre dentro di sé: rendiamoci conto che Gesù sta bussando alla porta del nostro cuore (cf. Ap 3,20), vuole entrare e illuminare tutto! Egli si rende presente quotidianamente a noi attraverso la Chiesa, i Sacramenti ai quali sempre possiamo tornare (l’Eucaristia e la Penitenza), la sua Parola, i santi che come modelli ci indicano la strada. Lasciamoci amare! Lasciatevi riconciliare con Dio! (2Cor 5,20), direbbe san Paolo.

Con stupore, commozione e gratitudine, contempliamo la grandezza del sacrificio di Cristo e la grandezza ancor più grande della sua Risurrezione. Egli vuole donarci se stesso. Cambiamo vita e viviamo con Lui!

Amen.

 

 

 

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