Il 29 aprile è giorno da celebrare

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Festa per la Comunità di Reggio, oggi come nel 1596 e nel 1619

Ogni anno è tutta la Comunità reggiana che davanti all’immagine della Beata Vergine della Ghiara rivive il miracolo del sordomuto Marchino. L’ascolto e la parola sono elementi fondamentali del nostro rapporto con Dio e tra noi. Ogni anno la memoria ritorna a quel miracoloso 29 aprile 1596 che ha dato inizio ad una serie di eventi straordinari: ancora miracoli e grazie per tante persone sofferenti nel corpo e nello spirito, la costruzione di un magnifico Tempio, la Fiera di Reggio, l’incoronazione della Regina di Reggio.
Quest’anno ci piace ricordare non solo il miracolo di 423 anni fa, ma in particolare il 29 aprile di 400 anni fa,
l’ultimo con l’affresco della Madonna della Ghiara nel suo luogo originario sul muro e nella piccola cappella sulla strada, pochi giorni prima di essere traslata nel nuovo Santuario a lei dedicato nella domenica di Pentecoste il 12 maggio 1619.

Premettiamo un’annotazione: come in quest’anno 2019, anche nel 1596 e nel 1619 il 29 aprile era un lunedì del Tempo di Pasqua. è una semplice coincidenza che ci aiuta ad unire passato e presente, a sentirci in sintonia con i nostri antenati. I documenti storici dell’epoca ci raccontano con entusiasmo gli avvenimenti di quattro secoli fa. Dopo aver ricordato le glorie della città di Reggio dalle sue origini, così nel 1619 si esprime Alessandro Squadroni nel Fasciculus Laudum Regii Lepidi : “Il maggior splendore, l’esimia lode e l’insigne encomio di Reggio partono dall’anno dell’umana redenzione 1596. In quel tempo il Padre onnipotente tra le città del mondo ha eletto Reggio come Reggia della precarissima Avvocata dei mortali, colei che i cieli salutano Regina, la terra onora, i principi delle tenebre temono. Gli uomini hanno esercitato la loro devozione verso questa celebre Avvocata, che ha ottenuto per noi dal suo Figlio una grande misericordia. Perciò non senza merito è lecito chiamare la Reggia di questa Vergine un’officina di miracoli, nella quale i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i morti risorgono, i muti parlano” (cf o.c. pp 57-62).

Continua a leggere l’articolo di padre Anacleto Tommasi nello Speciale Giubileo su La Libertà del 17 aprile

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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