Tra le tende di Tel Abbas

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Nostra delegazione nel campo dei profughi siriani in Libano

Prosegue l’impegno di Caritas diocesana e Congregazione Mariana delle Case della Carità (che affiancano “Operazione Colomba” dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII) a sostegno delle persone siriane costrette a lasciare la propria casa per la guerra. Dal 4 al 9 marzo la delegazione ha compiuto il 5° viaggio nel campo profughi di Tel Abbas in Libano. L’incontro con il popolo siriano si è reso concreto attraverso Valerio Corghi, don Davide Poletti e suor Ines Talignani. Quest’ultima ci ha fatto pervenire un resoconto del viaggio, preceduto da una citazione dal primo libro delle Cronache: “Io non ho mai abitato una casa da quando feci uscire Israele dall’Egitto fino ad oggi. Io passai da una tenda all’altra e da una dimora all’altra” (1Cr 17,5).

Questa visita è come un anticipo del Triduo Pasquale vissuto all’inizio della Quaresima, vita/morte/dolore/ amore/speranza. Per noi è ricevere in dono un’occasione di conversione.
Viaggiare è cercare di comprendere: luoghi nuovi, lingua sconosciuta, contesto complesso e pericoloso, lo si capisce dall’ingresso nel paese, in aeroporto a Beirut, tanti controlli, ti fanno compilare un foglio e non puoi dichiarare perché sei lì e dove vai.
Teniamo insieme tre sguardi/approcci/sensibilità diverse, una ricchezza per cinque giorni: un sacerdote, don Davide, una consacrata, io, con Valerio, uno sposo e padre di famiglia. Per i ragazzi eravamo la delegazione Caritas di Reggio Emilia, ci hanno accolti e tenuti vicino.

Luminosa sorpresa in un orizzonte buio; arriviamo a tarda sera nel campo profughi di Tel Abbas, a 4 km dal confine nord con la Siria, in un luogo di povertà/fuga/marginalità, spuntano come luci in una tenda i magnifici 7: Paola, Caterina, Sara, Michela, Irene, Elona, Matteo; la bellezza di una generazione giovane, proveniente da diverse regioni d’Italia, culturalmente preparata e in ricerca, gente aperta, che si adatta a uno stile semplice e duro, disponibile senza riserve all’ascolto, che serve e accoglie la sfida di stare con, essere per senza apparenti risultati. Li troviamo più sbilanciati sull’essere che sul fare, con un chiaro senso del loro servizio fatto in quel luogo nella gratuità, per essere poveri coi poveri.

Leggi l’intero articolo di Ines Talignani su La Libertà del 10 aprile

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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