Quando Rolando fu «trovato in Cristo»

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L’omelia del Vescovo nel 74° anniversario del martirio del beato

Pubblichiamo l’omelia del Vescovo per la V domenica di Quaresima, nella commemorazione del martirio del beato Rolando Rivi. L’omelia è stata pronunciata nel santuario di San Valentino (Castellarano) nel pomeriggio di domenica 7 aprile. Le foto sono di Giuseppe Codazzi, il servizio completo è sfogliabile online su www.laliberta.info/foto 2019.

Cari fratelli e sorelle,
il 13 aprile di 74 anni fa, poco lontano da qui, il beato Rolando Rivi viveva il suo martirio. Lo ricordiamo solennemente oggi in questo santuario a lui dedicato, con qualche giorno di anticipo, in occasione dell’ultima domenica di Quaresima.
La figura di Rolando, che tutti ben conosciamo, può aiutarci a comprendere il senso profondo delle letture che abbiamo ascoltato, in modo particolare il brano di san Paolo e la pagina giovannea dell’adultera perdonata. I santi sono infatti i migliori esegeti, cioè i più grandi interpreti del Vangelo. Essi, per grazia di Dio e per il merito delle loro eroiche virtù, hanno rivissuto la vita di Gesù dentro le circostanze particolari che sono stati chiamati a vivere, e così hanno riempito il mondo di luce. La loro vita è quindi un’attualizzazione del Vangelo, una concretizzazione eminente di una o più delle parole che Dio ha rivolto al suo popolo e che rimarranno, per tutto il tempo della storia, come fonte somma e irrinunciabile di insegnamento per tutta la Chiesa.

Di Rolando Rivi non sappiamo molto, sia perché la sua vita fu molto breve, sia per il fatto che non ci ha lasciato nulla di scritto. Resta solo una frase, ormai divenuta celebre in tante parti del mondo: “Io sono di Gesù”. Tante volte, in questi anni del mio episcopato, ho cercato di commentare queste parole, così profonde e ricche nella loro semplicità, così alte e drammatiche, per il fatto che furono pronunciate da un giovane ragazzo mentre andava incontro alla morte. La testimonianza di Rolando e il suo messaggio ci consentono oggi di entrare nelle parole che la liturgia ci ha proposto: Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui (Fil 3,8-9).
Gesù è il Signore e conoscerlo, cioè stare con lui e desiderare di vivere come lui, è la cosa più sublime. Tutto il resto non conta nulla. O meglio: tutto il resto ha valore solamente nella misura in cui ci consente di amare di più Cristo e di rendergli gloria.
Rolando, per vivere fino in fondo la sua vocazione, ha letteralmente lasciato perdere tutto, addirittura la sua stessa vita. Accettando il supremo sacrificio di sé, è diventato una cosa sola con Gesù, ha conosciuto in pienezza il mistero e la dottrina del suo Maestro. E in questo modo ha guadagnato Cristo, ed è stato trovato in lui (cf. Fil 3,9).

Leggi il testo integrale dell’omelia di monsignor Camisasca su La Libertà del 10 aprile

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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