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Benedetto e la forza di rifare l’uomo

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Con lo scrittore Paolo Rumiz in viaggio alle radici d’Europa

Scrittore nomade, più europeo che italiano avendo origini triestine, Paolo Rumiz è autore di ottimi libri di viaggio. Nell’ultima opera “Il filo infinito” (Feltrinelli “I Narratori”, marzo 2019, 178 pagine, 15 euro) l’itinerario percorso lo ha portato nei monasteri benedettini di Praglia, San Giorgio Maggiore, Viboldone, Camerino, Muri Gries e Marienberg nel nostro Paese, Sankt Ottilien, Altötting e Niederalteich in Germania, San Gallo in Svizzera, Cîteaux e Saint-Wandrille in Francia, Orval in Belgio e Pannonhalma in Ungheria.

Nelle abbazie visitate, muovendosi dall’Atlantico fino alle sponde del Danubio, Rumiz ha toccato con mano dei luoghi più forti delle invasioni e delle guerre, custodi delle radici di quell’Europa che oggi vediamo sfiorire miseramente tra le liti sui migranti e lo strapotere della finanza e della burocrazia. E così tra le pagine ci parla di cose antiche e cose nuove insieme, perché esalta la grandezza di uomini, i seguaci di Benedetto da Norcia, che con la formula geniale dell’Ora et labora salvarono il nostro continente con la sola forza della fede negli anni violenti e anarchici che seguirono la caduta dell’Impero romano. (clicca qui per tutte le foto)

Allora i barbari non erano profughi impoveriti e disperati ma orde spietate di Unni, Vandali, Visigoti, Longobardi, Slavi, Ungari. E la resistenza all’onda d’urto non avvenne erigendo muri o respingendo barconi, bensì cristianizzandoli con l’eloquenza di uno stile di vita e con la costruzione dei monasteri, autentici argini alla dissoluzione. L’Europa come terra “lavorata”, dunque, dove a differenza dell’Asia o dell’Africa è quasi impossibile distinguere fra l’opera della natura e quella dell’uomo.

Continua a leggere l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 10 aprile

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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