«E li amò fino alla fine»

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A Marola gli esercizi spirituali per le famiglie predicati da don Pagliari

Da La Libertà del 3 aprile

Raccontare un’esperienza spirituale non è mai facile, perché le esperienze di questo tipo si vedono dai frutti, più che dalle parole. Potremmo provare a raccontarla ricordando la luce delle giornate di sole, oppure la bellezza discreta ed elegante del seminario di Marola, o la profondità delle catechesi e la generosità di chi ha fatto giocare i bambini… ma il vero regalo che abbiamo ricevuto in questi due giorni di preghiera è stato un altro. Don Carlo Pagliari, responsabile del Servizio di Pastorale Giovanile, ha guidato più di una quarantina di coppie di sposi attraverso i capitoli della Passione secondo il vangelo di Giovanni. Abbiamo ripercorso la cattura nel Getsemani, il processo, la crocefissione e la deposizione di Gesù… dal punto di vista sponsale.

Tirare il freno dalla vita quotidiana non è stato facile, e nei momenti di preghiera di sabato 23 marzo sono stati tanti i pensieri, le preoccupazioni, gli “scatoloni” che, quando freni con una macchina carica, ti cadono addosso durante tutta la frenata. Poi, nella giornata di domenica, quando nell’abitacolo della nostra automobile interiore le cose avevano smesso di caderti addosso, noi coppie abbiamo potuto entrare ancor più nel cuore della meditazione – culminata con un momento di benedizione reciproca.

In particolare, noi, Matteo e Lucia, siamo stati colpiti da Gesù che viene spogliato. Tale spogliazione, letta in senso sponsale, può raccontare che Gesù non percepisce come nemici i quattro soldati che lo stanno denudando: loro sono suoi nemici, ma lui non li ritiene tali (e infatti sarà uno dei soldati a riconoscerlo come Figlio di Dio). La stessa cosa succede anche a noi, che mostriamo serenamente le nostre fragilità solo davanti a chi non riteniamo un nemico. Grazie a Gesù che si lascia vincere, tutti gli altri personaggi della passione vincono; grazie a Gesù che si offre, tutti gli altri vivono.

E infine, quali frutti abbiamo portato a casa, scendendo la statale 63? Una frenata. Un autostop. Abbiamo frenato e abbiamo fatto salire Gesù, che stava alla portiera e bussava.
Un senso di respiro, di energia nuova, di tempo non frenetico dedicato alle cose importanti, un momento che ha messo un pochino in ordine la frenesia della vita famigliare – con grande riconoscenza a chi ha reso possibile questa felice deviazione di percorso.

Matteo De Benedittis

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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