Nessuno può prendere il posto di Dio

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Nell’omelia di Camisasca il valore del martirio, nel ricordo di san Oscar Romero

Pubblichiamo l’omelia del Vescovo alla veglia in memoria dei missionari martiri presieduta nella chiesa di Villa Sesso il 21 marzo. Un resoconto della serata, con le voci e le foto dei missionari rientrati, sarà pubblicato sul prossimo numero.

Cari fratelli e sorelle,
questa sera viviamo insieme la giornata diocesana di preghiera e digiuno in memoria dei 40 missionari martiri (35 dei quali sacerdoti) che hanno versato il loro sangue nell’anno 2018, durante lo svolgimento del loro servizio. Desideriamo metterci alla scuola delle Beatitudini e di san Oscar Romero, canonizzato da papa Francesco il 14 ottobre scorso. Romero fu assassinato il 24 marzo 1980: fra tre giorni ricorre quindi per la prima volta la sua memoria liturgica, a 39 anni dal suo omicidio.

Nella pagina di Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù ci insegna qual è la strada per la beatitudine, cioè per la felicità e la pienezza. Con queste stesse parole il Signore ci indica la strada per essere veramente suoi discepoli. Per stare con Gesù è necessario innanzitutto essere poveri in spirito (Mt 5,3), cioè umili e semplici, persone che non mettono al primo posto se stesse e i propri progetti, ma l’opera e la volontà di Dio. Chi vive così, è beato – ci dice il Signore. Su questa beatitudine si innestano poi tutte le altre. La povertà di spirito è la caratteristica principale del discepolo di Cristo, perché essa è innanzitutto il tratto distintivo della persona di Gesù. La mitezza, l’attitudine alla misericordia, la purezza del cuore, la propensione alla pace, l’ardente desiderio della giustizia… tutte queste qualità umane sono accessibili nella loro pienezza soltanto a chi riconosce e afferma il primato di Dio sulla storia e nella propria vita. Chi vive così, è beato – ci dice il Signore.

Nelle “Beatitudini” Gesù aggiunge a tutto ciò, con grande realismo, anche il tema del pianto e della persecuzione a causa della giustizia e del Suo Nome. La storia degli uomini è attraversata sempre da molte difficoltà, tensioni, sbagli e oppressioni a motivo del peccato. Gesù stesso ha conosciuto l’ostilità e il rifiuto. Anche i suoi discepoli, e quindi i credenti di tutti i tempi, non sono estranei alla realtà del male e alle ingiustizie. Eppure Gesù ci dice che anche dentro queste situazioni avverse possiamo essere lieti, rallegrarci ed esultare (cf. Mt 5,12): grande infatti è la nostra ricompensa nei Cieli (cf. Mt 5,12). Grande è la nostra consolazione anche in questa vita, perché sappiamo che le nostre croci partecipano al mistero della Croce di Cristo, e non sono vane.

Leggi il testo integrale dell’omelia di monsignor Camisasca su La Libertà del 27 marzo

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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