Ester, debolezza e coraggio

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Sintesi del primo incontro del Vescovo con i giovani

Ogni anno, in Cattedrale con i giovani, è un nuovo inizio. Cambiano alcuni volti, è diverso il tema della catechesi, e anche il “capo-educatore”, il vescovo Massimo Camisasca – come osserva don Carlo Pagliari introducendo la serata del 22 marzo – è impaziente di incontrare ragazzi e ragazze come se fosse la prima volta. In questa occasione sono i giovani dell’unità pastorale di San Martino in Rio a preparare l’ascolto: sia con i canti (“Ave Maria” all’inizio, “Servire è regnare” al termine) che con le loro domande, tratte dal confronto con il libro biblico di Ester e portate al tavolo, a nome del gruppo, da Samuele, Fabio, Cecilia e Silvia per animare il dialogo con il pastore della Diocesi.
Monsignor Camisasca presenta rapidamente le tre figure femminili scelte per il cammino quaresimale di quest’anno, tre donne che hanno dovuto attraversare difficoltà anche terribili, dice, ma che ci insegnano la preghiera e la confidenza in Dio nei momenti di solitudine o abbandono che tutti prima o poi sperimentiamo. Il libro di Ester, che può essere classificato come un romanzo storico, ha proprio lo scopo di educarci a leggere i cambiamenti della vita con gli occhi della fede. Un testo molto moderno, per com’è costruito e per i colpi di scena che contiene; la protagonista è un’orfana ebrea che, dopo la distruzione del regno di Giuda da parte dei Babilonesi, ha conosciuto la deportazione nell’impero di Persia dominato dal potente re Assuero, normalmente identificato con Serse. La ragazza, che ha in Mardocheo il padre adottivo, vive nella città di Susa.

Qui attorno al 480 a.C. avviene che Assuero ripudia la regina Vasti, che si era rifiutata di essere esibita come un trofeo; il fatto apre la strada all’ascesa di Mardocheo, che entra in servizio nel palazzo, e a Ester, la quale, “di bella presenza e di aspetto avvenente”, non ambiva alla gloria e alla ricchezza di corte. Ciò nonostante sarà la prescelta da Assuero (che ignora le sue origini) tra lo stuolo di ragazze che gli vengono condotte per sostituire Vasti. “Il re si innamorò di Ester: ella trovò grazia più di tutte le fanciulle e perciò egli pose su di lei la corona regale”, narra la Scrittura. In questo ribaltamento di prospettive degno di “Cenerentola”, Ester tuttavia – fa rilevare il Vescovo – rimane fedele alla legge del popolo di Israele e alla sua identità, pur amministrando saggiamente la sua posizione di regina.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 27 marzo

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