La Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla si apre all’Amazzonia

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Domenica 31 marzo alle 15.30 al Sacro Cuore (Reggio Emilia) il Convegno missionario diocesano

Un appuntamento molto significativo e in qualche modo storico per la Chiesa reggiano-guastallese si terrà a Reggio Emilia, nella parrocchia del Sacro Cuore (via Mons. Baroni) domenica 31 marzo, a partire dalle ore 15.30, con il Convegno missionario diocesano.

Fin dal titolo – “La gioia della Missione. La nuova frontiera dell’Amazzonia” – l’incontro guarda alla nuova frontiera missionaria della Diocesi. Discuteranno insieme il vescovo Massimo Camisasca e monsignor Adolfo Zon Pereira, pastore della Diocesi di Alto Solimões, il territorio in cui abiteranno i missionari diocesani fidei donum don Gabriele Burani, don Gabriele Carlotti e don Paolo Cugini. Sarà l’occasione per vedere i luoghi e le chiese dell’Amazzonia, conoscere lo stile di presenza necessario e porsi in ascolto delle domande del pubblico. Al termine del convegno don Paolo Cugini e don Gabriele Carlotti racconteranno del loro periodo di formazione a Manaus.

Compito dei tre missionari reggiani, che hanno una lunga esperienza di vita in Brasile, sarà animare e formare le comunità dell’Alto Solimões.

La Diocesi di Alto Solimões ha un’estensione di 131.600 kmq, con un totale di 183.000 abitanti. È composta da 8 parrocchie, 250 comunità, 15 sacerdoti, 27 suore e circa 500 laici animatori di comunità. Il territorio è abitato da una forte presenza indigena (circa il 38%), dove molti gruppi vivono sulle rive dei fiumi e vengono denominati ribeirinhos.

Papa Francesco ricorda il motivo per cui oggi è importante aprirsi all’incontro con la nuova Chiesa sorella: “Dobbiamo rompere il paradigma storico che considera l’Amazzonia come una dispensa inesauribile degli Stati senza tener conto dei suoi abitanti”. Infine, sempre Bergoglio afferma: “Se da qualcuno voi siete considerati un ostacolo o un «ingombro» in verità con la vostra vita siete memoria viva della missione che Dio ha affidato a tutti noi: avere cura della casa comune. La difesa della terra è difesa della vita: le fuoriuscite di idrocarburi inquinano l’ambiente e minacciano la vita delle famiglie indigene. Dall’estrazione illegale discende anche la piaga della tratta delle persone”.

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