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Sassuolo: Carmelitane Scalze da 60 anni

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La gratitudine per una storia iniziata a Modena nel 1652

L’Ordine dei Carmelitani Scalzi riconosce in santa Teresa d’Avila la madre e la fondatrice e nel profeta Elia l’ispiratore della vita solitaria vissuta alla presenza di Dio, prototipo dell’eremita dedicato interamente alla contemplazione e modello di vita attiva. Le Carmelitane Scalze furono presenti a Modena, per la prima volta, nel 1652 con un Monastero fondato grazie all’interessamento e alla generosità di Matilde Bentivoglio d’Este, dama di corte del Duca Francesco I.
Sorgeva lungo la strada che ancora oggi è denominata delle Carmelitane Scalze ed era affidato alla protezione di “San Giuseppe e Santa Teresa”. In questo Carmelo prese i voti, nel 1674, Eleonora d’Este figlia di Francesco I, col nome di suor Maria Francesca dello Spirito Santo, che vi morì in odore di santità nel 1722, dopo avere vissuto per alcuni anni anche a Reggio Emilia, dove aveva fondato un monastero. Le sue spoglie riposano al Carmelo di Sassuolo.

Nel 1798 il Carmelo di Modena fu soppresso da Napoleone e il monastero venduto. Ma a Modena, dopo circa 50 anni, grazie a Maria Beatrice d’Austria –Este (sorella di Francesco V), il monastero fu rifondato. La chiesa di San Giovanni del Cantone era stata riaperta dal vescovo dopo una epidemia di colera la cui cessazione veniva attribuita all’intercessione di Maria Immacolata. La principessa Maria Beatrice acquistò alcuni locali contigui per sistemarvi una comunità carmelitana, così che l’8 marzo 1859 il monastero fu inaugurato.
A dire il vero, viste le leggi di soppressione e i provvedimenti spesso avversi alle istituzioni religiose del tempo, occorsero alcuni anni perché le monache (con l’aiuto determinante della principessa) entrassero definitivamente in possesso del monastero intitolandolo a “Maria Immacolata e San Giuseppe”.

Le peripezie non erano finite. Durante la seconda guerra mondiale la comunità monastica dovette trasferirsi nel Parmense, in una sede più sicura, e quando rientrò a Modena, nel 1945, il Monastero era stato requisito e in parte affittato a famiglie sfollate. Dopo qualche anno lo stabile fu restituito alla legittima proprietà, ma era in condizioni edilizie e igieniche impietose.

Nel 1951/52 il dottor Pietro Marazzi (imprenditore sassolese “complice” recidivo di opere buone e consigliato da quella macchina della carità che era Alfonso Ugolini, non ancora sacerdote) venuto al Monastero per chiedere preghiere per un bambino ammalato, fu colpito dall’inagibilità dell’edificio e offrì alle monache un suo terreno in Sassuolo, provincia di Modena e diocesi di Reggio Emilia, per la costruzione di una sede degna.Nel 1956 fu venduto il vecchio monastero e, in attesa di costruire il nuovo, le Sorelle vennero ospitate a Baggiovara in una villa dello stesso dottor Marazzi.

Leggi tutto l’articolo di Pellegrina Pinelli su La Libertà del 20 marzo

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