La filosofia di fronte ai valori

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Parla Ágnes Heller: «C’è da chiedersi oggi se l’Europa sopravviverà»

“Ce ne sono tante. Fanno il bene. E restano nell’ombra”. Così la filosofa Ágnes Heller descrive le persone buone. Chi è una “persona buona”? La filosofa, che fu assistente di György Lukàcs e fondatrice della scuola di Budapest, ne ha parlato martedì 12 marzo a Bressanone, dove è stata ospite dello Studio teologico accademico e dell’Accademia Cusanus. Quasi due ore di intenso dialogo, durante le quali Heller ha offerto una brillante e intensa lettura critica del momento storico che stiamo vivendo. Una full immersion nell’attualità, scandita anche da tante domande, a cui la Heller ha risposto, scendendo in mezzo alle tante persone che affollavano la sala dell’incontro. Nata il 12 maggio 1929 a Budapest, Heller è una delle più importanti pensatrici della nostra epoca. Ebrea sopravvissuta alla Shoah, è stata perseguitata dal regime comunista per l’opera di revisione dei bisogni umani in chiave marxista. Nel 1978 riuscì a fuggire dal suo Paese e nel 1986 ha assunto la cattedra di Hannah Arendt alla New School di New York.

Chi è, Ágnes Heller, una persona buona? Cos’è la bontà?
Ci sono due modi di essere “buoni”. Ci sono le persone oneste, quelle pronte ad aiutare gli altri, quelle che chiamiamo “buoni amici”, di cui ci fidiamo. Le persone oneste sono persone buone. Ma ci sono anche persone che sono disposte a subire un torto piuttosto che fare un torto agli altri: questo è un uomo buono.
Un uomo veramente buono è più di un uomo onesto. Di persone buone ce ne sono tante, anche se non sono così tante come vorremmo o sogniamo. In tutta la mia vita non ho mai incontrato qualcuno che è orgoglioso di essere un uomo cattivo. Tutti vogliono essere buoni, anche quelli che poi non fanno nulla per esserlo. Come mi ha detto, un giorno, uno studente universitario, tutti noi conosciamo delle persone buone. Generalmente i buoni stanno nell’ombra ed è proprio per questo che è necessario dedicare un monumento al “buono ignoto”, così come esistono tanti monumenti al milite ignoto.

È vero, la maggior parte delle volte le persone buone restano nell’ombra. Ma noi abbiamo le parole e con esse possiamo raccontare queste persone. Ci può raccontare una persona buona che lei ha incontrato nella sua vita?
Mio padre era una persona buona e per me è sempre stato un modello. Ci ha lasciato un testamento, che per me è da sempre un insegnamento. Egli scriveva che “il mondo è cattivo, ma questo non mi impedisce di credere che alla fine vincerà il bene. E alla fine sarà il bene a vincere. Tu intanto, nel contesto in cui vivi, fa’ il bene”. L’importante è che tutti noi facciamo il bene, per il creato e per la società.

Continua a leggere tutta l’intervista realizzata da Irene Argentiero su La Libertà del 20 marzo

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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