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Migranti tra fratellanza e libertà

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Molto partecipato l’incontro svoltosi lunedì 4 marzo, con gli interventi di Isacco Rinaldi, Caterina Boca, Lisa Vezzani e monsignor Camisasca

“Non c’è legge che possa toglierci la benedizione che ci arriva dal mettere al centro i poveri. Il Vangelo è sempre chiamata ad incarnarci: in questo momento storico è una chiamata forte alle nostre comunità cristiane ad impegnarsi per trovare i modi e le strade per continuare a annunciare alle persone che sono libere, amate, e che è possibile una vita buona per tutti su questa terra”. Sta forse in queste parole pronunciate con dolce fermezza da Lisa Vezzani, della cooperativa sociale “Madre Teresa”, la summa dell’incontro molto partecipato e altrettanto denso di contenuti che si svolge nel salone parrocchiale del Sacro Cuore, a Reggio, il dopocena di lunedì 4 marzo.
Sullo sfondo c’è il cosiddetto decreto sicurezza, oggi legge, provvedimento controverso che tende a soffocare sul nascere il respiro umanitario. In primo piano, grazie al timone tenuto saldo dalla Chiesa reggiano-guastallese e per essa dalla nostra Caritas, continuano a esserci le persone, comprese quelle che fuggono da scenari di guerra, di persecuzione o di fame, con il loro fardello di ingenuità e di speranza. Fratelli e sorelle. Tra loro, migliaia di migranti vulnerabili, per lo più donne e bambini, come quelli per cui, nel suo piccolo, anni fa è nato in diocesi il coordinamento “Maria di Magdala”, particolarmente vicino alle ragazze catturate dal racket della prostituzione.

Nelle sue conclusioni il diacono Isacco Rinaldi, direttore della Caritas diocesana, mostra la rotta di navigazione ecclesiale in quel mare emotivo e perciò sempre agitato che è la relazione con chi è o appare straniero: favorire i progetti di cooperazione internazionale (vedere alla voce “corridoi umanitari”), sostenere tutti i percorsi di integrazione nella legalità, continuare a pregare per queste persone e possibilmente con loro, insistere nella formazione sul territorio per combattere la paura, condividere come Chiesa le scelte sull’accoglienza e continuare a praticarla anche nei confronti di quanti possono aver perso un diritto temporaneo alla presenza in Italia. “Se accogliamo una persona irregolare senza trarne un beneficio economico, ma lo facciamo per carità cristiana, non commettiamo alcun reato”, chiarisce Rinaldi.

Prima di lui, monsignor Massimo Camisasca mette in guardia dalla disinformazione, che il più delle volte è un conflitto di interpretazioni e genera nella gente disorientamento e quindi paura. Il Vescovo limita il suo discorso all’Africa, alla luce dei recenti viaggi in Marocco, nell’autunno scorso, poi in Rwanda e Kenya. Malgrado questo continente stia andando in avanti – dice – le sue sacche di povertà sono terribili, originate da corruzione e contese tra etnie, dai sistemi autoritari e dall’ampliarsi della desertificazione, complici i cambiamenti climatici. Sicché le cause delle migrazioni forzate sono molteplici: guerre tra Paesi e interne ai singoli Stati, persecuzioni etniche, guerre tribali e religiose, impoverimento. Tre i punti dell’intervento di Camisasca.

Continua a leggere il testo integrale dell’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 13 marzo

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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