Disabili e diritto all’istruzione: è un problema sempre aperto

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Tutti gli alunni in condizione di handicap hanno il diritto di frequentare le classi delle scuole di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola materna, passando per la scuola media, quella superiore e l’università. Lo stabilisce il nostro ordinamento giuridico, espressamente previsto dall’articolo 12, comma 2 della Legge 104/1992. Si tratta di un diritto soggettivo esigibile: la scuola non può rifiutare l’iscrizione di alunni portatori di handicap, e se lo fa commette un illecito penale o potrebbe essere condannata per discriminazione ai sensi della Legge 67/2006.
Alla fioritura di leggi volte alla tutela dei diritti degli alunni disabili o portatori di handicap, si aggiunge, inoltre, un’apprezzabile campagna di sensibilizzazione sul tema dell’integrazione, facente capo alle stesse istituzioni statali. Ancora, proprio la questione dell’integrazione e dell’inclusione scolastica vuole essere il marchio specifico della scuola italiana rispetto agli altri sistemi scolastici europei, concetto che rispecchia una volontà politica e legislativa ormai da svariati lustri.

Ma come spesso accade, i problemi per chi è disabile o portatore di handicap non finiscono nemmeno quando la legge stessa assicura loro certi diritti. Marco, il nome è di comodo dato che si tratta di minorenne e di dati sensibili, si è visto rifiutare l’iscrizione presso l’istituto di scuola secondaria superiore che ha scelto dopo accurato discernimento personale e orientamento scolastico. Ha seguito correttamente tutta la procedura on-line, perfezionando la domanda con la presentazione da parte dei genitori della certificazione rilasciata dalla Asl di competenza, ma l’istituto ha rifiutato la sua richiesta, gli ha consigliato di rivolgersi presso altri istituti di scuola secondaria superiore, poiché il numero di alunni iscritti portatori di handicap era superiore alla capacità ricettiva della scuola.

È un caso, ennesimo, identico, a quello giunto alle cronache riguardante l’iscrizione di un bambino di 11 anni alla scuola media dell’Istituto “Baracchini” di Villafranca in Lunigiana (MS). Quel caso, data la denuncia dei genitori e il ricorso alla difesa di esperti avvocati, era giunto nei tribunali, al MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e all’allora ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, concluso poi con l’iscrizione alla scuola media scelta.

Sulla vicenda di Marco non si può scendere molto nei particolari, i suoi genitori non hanno sporto nessuna denuncia per la lesione del diritto soggettivo del figlio, sancito dalla legge e dalla stessa Costituzione. Il suo caso diventa così il pretesto per un grido di giustizia nei confronti dei più deboli, di chi, oltre ad essere colpito da disabilità e handicap, è vittima della non conoscenza della legge, ignora quali siano i propri diritti, non ha le capacità economiche per intraprendere una via legale o più semplicemente non sa cosa fare. Peggio, crede forse che tutto ciò sia normale, ed accetta passivamente il rifiuto dell’iscrizione di Marco.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Mario Colletti su La Libertà del 13 marzo

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