Don Gaetano Chierici a 200 anni dalla nascita

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Chierici credente, scienziato e patriota

Naborre Campanini (Novellara 1850-Reggio Emilia1925) nel 1894, quando era ispettore ai monumenti, pubblicava il libro Canossa Guida storica illustrata. In esso faceva la storia degli scavi di Canossa.
Nell’adunanza degli alpinisti reggiani della sezione dell’Enza del settembre 1877 si decideva di illustrare la storia della montagna reggiana partendo dal monumento più importante, che erano i ruderi del castello di Canossa. Era presidente della Sezione il professor cavalier don Gaetano Chierici (Reggio Emilia 1819-Reggio Emilia 1886) archeologo, paletnologo e ispettore dei monumenti per la provincia di Reggio, professore di filosofia al Liceo Spallanzani di Reggio e membro attivo della sotto-sezione di Reggio della Deputazione di storia patria per le provincie modenesi.

Egli da credente e sacerdote, scienziato e patriota voleva dimostrare con il riscontro degli scavi la verità sulle vicende di Canossa. Il suo era un approccio scientifico, dettato dalla fede e dall’amor di patria. Lo stesso che lo aveva indotto a svelare i segreti delle terremare preistoriche per dimostrare la superiorità morale e materiale delle genti italiche. Abilità manuali e virtù morali entravano assieme nella definizione del senso comune delle forti genti italiche, che convergeranno nella nascita di Roma.

Egli appare un convinto assertore dell’invariabilità del senso comune dei popoli. I suoi terramaricoli hanno valori propri, che applicano all’ambiente piuttosto che adattarvisi. Il Chierici ha scoperto il filo, tutto italiano, che lega il Vico al Risorgimento. La storia è guidata da Dio attraverso la Provvidenza e la progressiva spiritualizzazione dell’uomo. Gli scavi archeologici dovevano fare da supporto per una riscoperta della grandezza dell’Italia. Così è stato anche per gli scavi di Brescello alla riscoperta della romanità di Reggio.

La riscoperta di Canossa
Ai primi di settembre del 1878 si cominciavano gli scavi sotto la direzione del Chierici. Il governo italiano nel frattempo aveva acquistato la rupe di Canossa dai conti Valentini di Modena e aveva lasciato agli alpinisti reggiani l’incarico di procedere negli scavi. Essi continuarono fino al settembre 1880. Cinque anni dopo il Chierici svelava la topografia del castello per ricostruire l’incontro tra Arrigo IV e Gregorio VII. Ma, dopo aver esposto alla Deputazione di Storia Patria le proprie considerazioni sul lavoro svolto, egli moriva nel 1886. Il Campanini ne proseguiva l’opera e anch’egli moriva dopo essere tornato da Canossa nel 1925. Entrambi erano appassionati di storia patria e accomunati sia nella vita che nella morte dal forte amore per l’evento più importante della storia reggiana. I fatti di Canossa infatti hanno permesso ai comuni dell’Italia del Nord, appoggiandosi alla Chiesa, di affrancarsi dall’Impero e si possono considerare come l’inizio del Rinascimento.

Continua a leggere l’articolo di Daniele Rivolti su La Libertà del 6 marzo

 

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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