L’Appennino che suonava

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Film di Scillitani su musiche e danze dei nostri monti

Un viaggio tra suonatori, musiche, tradizioni e balli popolari dell’Appennino del ’900. C’è questo e molto di più nel film “L’Appennino che suonava” del regista reggiano Alessandro Scillitani presentato martedì 19 febbraio al cinema Rosebud di Reggio Emilia. Il lungometraggio è nato da un’idea dell’etnomusicologo Bruno Grulli che tra il 1978 e il 1983 ha raccolto con un registratore audio musiche da danza di origine rinascimentale e ottocentesca e le testimonianze di Pive, Furlane e altri balli saltati diffusi sull’Appennino reggiano e che in quegli anni restavano vivi ormai solo nella memoria di pochi suonatori. Un patrimonio della tradizione orale è stato salvato dall’oblio e per altri quarant’anni è rimasto custodito nell’archivio del ricercatore. Fino a due anni fa, quando Bruno Grulli e i membri dell’associazione “Gli Amici della Piva Dal Carner” presentarono il progetto a Scillitani e iniziarono le riprese.
Accanto alle registrazioni e alle foto del passato, il film propone scene attuali ricostruite sulla base dei racconti raccolti: il ballo nell’osteria di Migliara, la festa campestre con violinista e organettista seduti di schiena, l’attraversamento di Vercallo con piva e violino, la quadriglia di Sillano sul passo di Pradarena.
L’inquadramento storico delle vicende narrate è affidato a Paolo Simonazzi, musicista polistrumentista e ricercatore, che nel film interviene più volte per contestualizzare i balli e le scene e insieme a Emanuele Reverberi (violinista) ha rielaborato le registrazioni del passato riadattandole per l’ascoltatore moderno. Reverberi e Simonazzi hanno anche eseguito dal vivo le musiche nel film insieme al violinista Filippo Chieli.
Al lungometraggio hanno collaborato anche Riccardo Varini (consulenza artistica) e Paolo Vecchi (consulenza cinematografica).

Leggi tutto l’articolo di Emanuele Borghi su La Libertà del 27 febbraio

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