La vita? Un tatuaggio

Stampa articolo Stampa articolo

I momenti dell’udienza di Papa Francesco del 20 febbraio

La vita di ciascuno di noi è un tatuaggio, indelebile, che Dio fa sulle sue mani. Lo ha spiegato il Papa, nell’udienza di mercoledì 20 febbraio, che si è svolta in due tempi: nella basilica di San Pietro, dove Francesco ha incontrato i partecipanti al pellegrinaggio dell’arcidiocesi di Benevento, meta del suo recente viaggio apostolico in onore di padre Pio da Pietrelcina, e in Aula Paolo VI.
San Pio, ha detto Francesco nella basilica di San Pietro, “ha amato la Chiesa come era, con tante avversità e peccatori: non l’ha distrutta con la lingua, com’è di moda farlo adesso”.

“Non si può vivere tutta una vita accusando la Chiesa”, il monito: chi lo fa, è parente del diavolo. Al termine dell’udienza, salutando i fedeli di lingua italiana, il Papa ha ricordato la festa della Cattedra di Pietro, che si celebra il 22 febbraio: “Pregate per me e per il mio ministero, anche per Papa Benedetto, affinché confermi sempre e ovunque i fratelli nella fede”.

“Non si può pregare come i pappagalli: o entri nel mistero, consapevole che Dio è tuo padre, o non preghi”, esordisce Francesco in Aula Paolo VI, a braccio. Per capire la paternità di Dio, dobbiamo partire dalla figura dei nostri genitori, ma nello stesso tempo andare oltre”, spiega citando il Catechismo della Chiesa cattolica. “Nessuno di noi ha avuto genitori perfetti; come noi, a nostra volta , non saremo mai genitori, o pastori, perfetti”. L’amore di Dio, invece, è quello del Padre “che è nei cieli”: è l’amore totale che noi in questa vita assaporiamo solo in maniera imperfetta.

Leggi tutto l’articolo di Maria Michela Nicolais su La Libertà del 27 febbraio

 

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

Lascia un commento