Don Pasquino: si parte da Bibbiano

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Sabato mattina in chiesa un evento ricorda i primi passi del sacerdote

Da molti mesi si è costituito il Gruppo di lavoro “Amici di don Pasquino Borghi”, con il proposito di creare, in diocesi, condizioni e occasioni per una organica riflessione, partecipata e condivisa, su questa figura di sacerdote, missionario, monaco certosino, parroco, resistente e martire. Tra le iniziative, miranti a saldare il momento storiografico a quello ecclesiale, il gruppo segnala un ciclo di sei incontri, che si svolgerà, in luoghi diversi, significativi e simbolici, nel corso del 2019, con la partecipazione di storici e maestri di spiritualità.

Sabato 2 marzo, dalle ore 10, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Bibbiano, il tema principale sarà la presentazione del libro di Luciano Rondanini “Don Pasquino Borghi, partigiano della carità”. Si comincerà con i saluti del parroco, don Wojciech Darmetko, e di Andrea Carletti, sindaco. Un breve intervento di Fiorella Ferrarini, coordinatrice del gruppo “Amici di don Pasquino”, introdurrà la presentazione del libro edito da “Consulta”; con l’autore ne discuterà Albertina Soliani, presidente dell’Istituto “Alcide Cervi”. Monsignor Giovanni Costi, del Centro Diocesano Studi Storici “Mons. Francesco Milani”, parlerà quindi di “Formazione del seminarista Pasquino Borghi e scelta missionaria”. La mattinata si concluderà con un momento di spiritualità guidato dal parroco.

Proponiamo di seguito l’incipit del libro di Luciano Rondanini “Don Pasquino Borghi, partigiano della carità” che si presenta a Bibbiano il 2 marzo.

Una nascita speciale

Era il 26 ottobre del lontano 1903. La casa colonica di Battista Borghi e di Orsola Del Rio, tra Montecchio Emilia e Bibbiano, era avvolta da una fitta nebbia. Dall’abitazione, nelle belle giornate di sole, si scorgeva la linea ondulata delle dolci colline, che facevano e fanno da corona ai comuni dell’alta pianura padana. Il podere dei Borghi era al centro di un piccolo gruppo di case ed aveva un’estensione di circa 18 ettari, in una località dal nome impronunciabile “Malamasato” di cui parlerò più avanti. Diciotto ettari corrispondevano a circa 60 biolche reggiane, che consentivano di allevare un discreto numero di mucche da latte. In quel lembo di pianura, la nebbia in autunno faceva spesso compagnia alla vita dei tanti contadini che lavoravano sodo dalle prime luci dell’alba fino all’imbrunire della sera: da stella a stella era l’espressione che più abitualmente si utilizzava. Quel giorno però la fumana era così invadente che penetrava con disinvoltura anche nella porta morta che divideva la stalla dalla casa vera e propria e velava il grande carro agricolo posto al riparo dalle intemperie del lungo inverno. Lentamente però il grigiore delle prime ore cominciò ad essere accarezzato da un fragile vento che scendeva dalle vicine colline e la nebbia improvvisamente si dissolse; verso le dieci addirittura cominciò a splendere un sole quasi primaverile.

Leggi il testo integrale su La Libertà del 27 febbraio

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