Cantore dell’umanità di Gesù

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Don Giussani nel ricordo del vescovo Massimo

Pubblichiamo il testo dell’omelia del Vescovo in occasione del XIV anniversario della morte del Servo di Dio don Luigi Giussani e del XXXVII anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione (Reggio, Basilica di San Prospero, 21 febbraio 2019).

Cari fratelli e sorelle, cari amici,
provvidenzialmente la liturgia di oggi ci ha proposto uno dei passi del Vangelo che don Giussani più amava e che citava spesso. Gesù, dopo aver chiesto ai discepoli chi dice la gente che io sia?, interpella direttamente il loro cuore e la loro libertà: ma voi, chi dite che io sia? Pietro, a nome di tutti, riconosce in Gesù il Cristo, e cioè il Messia. Come è giunto Pietro a questo riconoscimento? Semplicemente stando con lui, guardandolo, ascoltandolo.

Come sapete la mia vita è stata segnata dall’incontro con don Giussani. Ho avuto la grazia di frequentarlo per più di quarant’anni. Posso dire, senza timore di sbagliare, che il desiderio di conoscere Gesù e di farlo conoscere era la sua occupazione primaria, la sua unica passione. Egli sapeva che l’avventura della conoscenza di Cristo è infinita e progressiva, porta sempre ad ulteriori e più profonde scoperte.
Poiché don Giussani era in cammino sulla strada del riconoscimento della presenza del divino nella persona di Gesù e nella vita della Chiesa, il suo annuncio era pieno di passione, carico di convinzione, capace di persuadere, instancabile. Era come se don Giussani si sentisse rivolgere da Gesù in ogni istante la domanda: ma tu, chi dici che io sia? Ed egli voleva dare la sua personale risposta.

Attraverso don Giussani, il Signore ha rivolto questa stessa domanda a me e a tantissimi altri uomini e donne che lo hanno ascoltato e seguito. Attraverso i testi che Giussani ci ha lasciato, attraverso la vita quotidiana della Fraternità di Comunione e Liberazione, attraverso le tante opere che dal carisma donato a Giussani sono nate o traggono ispirazione, il Signore continua a raggiungere tante persone, si rende presente nelle loro vite e rivolge loro questa stessa domanda. Il movimento di CL ha questo unico scopo: riconoscere nell’umanità di Gesù la presenza di Dio, riconoscere nella vita della Chiesa la presenza di Cristo.

Tante volte ho parlato di don Giussani e del mio incontro con lui. Molte pagine ho scritto sulla sua storia, sul suo pensiero e sulla sua vita interiore. Oggi, a più di dieci anni dalla sua morte, mi chiedo: qual è il contributo più importante, la parola specifica che Dio ha voluto dire alla Chiesa attraverso don Giussani? Sicuramente il suo anti-intellettualismo e il suo anti-moralismo, e cioè la concezione del cristianesimo come avvenimento, come rapporto personale con Cristo presente. La fede è l’evento della familiarità di Dio, che mi raggiunge attraverso un uomo, attraverso l’umanità di Gesù. L’umanità di Gesù vive ed è contemporanea ad ogni istante della storia soprattutto attraverso la fede e la testimonianza di coloro che Cristo ha già fatto suoi. L’appartenenza alla Chiesa diventa così il luogo in cui l’uomo può imparare a conoscere in profondità se stesso e il suo destino. Questa concezione così alta e allo stesso tempo così affascinante della Chiesa è ciò che rende la proposta di don Giussani piena di vita, sempre nuova e capace di risvegliare anche le nuove generazioni, dentro ogni cultura, in ogni angolo del mondo.

Leggi il testo integrale dell’omelia di monsignor Camisasca su La Libertà del 27 febbraio

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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