Chiesa e accoglienza al femminile

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Testimonianza di una famiglia. Il 4 marzo focus sul «decreto sicurezza»

Per continuare la riflessione avviata da lungo tempo in diocesi sul tema dell’accoglienza, il Progetto Maria di Magdala ha chiesto a una famiglia che da anni accoglie ragazze in difficoltà di condividere la sua esperienza. La risposta è l’articolo che proponiamo di seguito. Insieme a questa testimonianza, la Caritas diocesana, capofila del Progetto Maria di Magdala, ricorda ai lettori l’appuntamento di lunedì 4 marzo alle ore 20.45 nella parrocchia del Sacro Cuore, a Reggio, con l’incontro pubblico intitolato “Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?”; nella serata sono a tema “sguardi, riflessioni e condivisioni sui cammini di accoglienza al femminile” e “il decreto sicurezza: spaccato tecnico e ripercussioni”. Interverranno il vescovo Massimo Camisasca e l’avvocato di Caritas Italiana Caterina Boca.
La Caritas reggiano-guastallese invita inoltre gli operatori sociali ad approfondire il cosiddetto “decreto sicurezza” e le sue conseguenze in un altro momento dedicato, sempre nella giornata di lunedì 4 marzo, ma alle ore 15, presso la sede di via dell’Aeronautica a Reggio. Anche in questo incontro sarà presente l’avvocato Caterina Boca.

Per informazioni: tel. 0522.922520,
e-mail mariadimagdala@caritasreggiana.it

Da qualche anno facciamo accoglienza in parrocchia; abbiamo visto passare tante donne, ma tutte le volte quando deve partire una nuova accoglienza, quando sai che sta per arrivare qualcuno, senti quel fremito alla bocca dello stomaco, un po’ di paura e un po’ di emozione e iniziano a smuoversi dentro le tante domande: come sarà? Come andrà?
E se non ci capiamo come facciamo?
Mangerà tutto?… E tante ancora.
Ci si prova a preparare sistemando nel modo migliore la stanza e poi ci si butta, affidandosi al Signore e a chi ti accompagna.

Se pensiamo alla parola accoglienza ci saltano alla mente tanti visi di donna, di mamme e ragazze che abbiamo incontrato, di cicatrici visibili sui corpi e cicatrici invisibili, provocate dai lunghi viaggi fatti per arrivare qui e dalla vita vissuta in strada in terra italiana.

Ci vengono anche in mente l’insicurezza e la paura degli ultimi tempi in cui lo straniero è visto con odio da molti, in cui sono cambiate tante cose, in cui non è più così facile ottenere un permesso e c’è molta più paura a girare senza averne uno in tasca.

Una persona una volta ci ha detto, in un momento molto difficile per noi, che… il terzo giorno Lui è risorto, sì va bene ma poi? Io? Ma dà una grande forza quel pensiero.
Ci sono piccole e grandi risurrezioni, ma tutte egualmente meravigliose e quando pensiamo alla vita di alcune ragazze che abbiamo incontrato non possiamo che rendere grazie.

Continua a leggere tutto l’articolo su La Libertà del 27 febbraio

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