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Smartphone, ma quanto mi costi?

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Da fine febbraio fino al primo marzo, a Barcellona, si svolge un’importante fiera mondiale della tecnologia, il Mobile World Congress, incentrata soprattutto sulle ultime novità in tema di smartphone e connettività mobile. Produttori e addetti ai lavori si danno appuntamento per svelare in anteprima le nuove funzionalità dei dispositivi, per confrontarsi sullo stato della ricerca e per analizzare lo scenario di mercato.

Il fenomeno del momento è rappresentato dai foldable display, i telefoni pieghevoli in cui ad aprirsi e chiudersi non è il guscio di plastica come in quelli degli ’90 bensì l’avanzatissimo schermo digitale, che nella versione schiusa trasforma di fatto gli smartphone in ampi tablet. Il prezzo da pagare per queste meraviglie flessibili? Non meno di duemila euro.

La mia sensazione da profano è che, almeno a livello di hardware, la curva evolutiva dei super telefoni abbia iniziato ad abbassarsi: le nuove caratteristiche non sembrano così innovative e game changer (punti di svolta) come altre in passato, soprattutto in relazione ai costi esorbitanti richiesti per i modelli di punta dai leader del mercato, Apple e Samsung su tutti.

A trainare il mercato resta tuttavia il fattore vanità, vera benzina consumismo, che ci spinge verso bisogni apparentemente irresistibili, come quello di sostituire un telefono ricco di dotazioni e ancora ben funzionante con un modello più recente e sulla carta più performante. Sebbene alla fine utilizziamo solo una minima parte delle sue funzionalità e applicazioni.

Secondo uno studio recente presentato dall’ente specializzato Gfk, nel 2018 in tutto il mondo sono stati venduti 1,44 miliardi di nuovi smartphone: il 3% in meno dell’anno precedente, è vero, ma per un fatturato complessivo che cresce del 5% (pari a 522 miliardi di dollari). Questi dati ci offrono due spunti: innanzitutto che la prima volta da un bel po’ di tempo si sono venduti a livello globale meno telefoni dell’anno prima e l’indicazione non è affatto da sottovalutare. Ma al tempo stesso aumentano il desiderio e quindi l’acquisto dei modelli più costosi: la percentuale degli smartphone appartenenti alla fascia premium, con un prezzo di vendita superiore agli 800 dollari, è infatti passata dal 9% del 2017 al 12% del 2018. Lo stesso andamento si è registrato anche in Italia, come spiega l’infografica qui sotto presa dalla ricerca citata:

Più che alle caratteristiche fisiche imbellettate al marketing dei nuovi device mobili, a mio modesto parere è meglio concentrarsi su altri hype (picco di interesse, dall’inglese, letteralmente “montatura”: qualcosa vorrà dire…) che arriveranno dalla fiera di Barcellona. Soprattutto sul 5G, l’ultima frontiera della connettività iperveloce ormai di prossima introduzione sul mercato anche in Italia, per le cui frequenze i colossi delle telecomunicazioni hanno sborsato miliardi, aspettandosi ovviamente di ricavarne molti di più dalle tasche dei clienti.

Grazie al 5G i “tubi” delle comunicazioni digitali saranno ancora più capienti e scorrevoli, impattando non tanto sulla nostra vita di utenti medi – impiegheremo ancora meno tempo a scaricare un film in altissima risoluzione, ma ciò non ci cambierà la vita – ma soprattutto nello sviluppo delle applicazioni cosiddette business to business: riducendosi drasticamente il tempo di latenza, ovvero il tempo di attesa tra l’emissione e la ricezione del comando, grazie al 5G sarà possibile governare meglio dispositivi a distanza e sfruttare appieno le potenzialità dell’IoT (Internet of Things), l’internet delle cose e dell’intelligenza artificiale.

Non pensate tanto agli input da inviare al vostro sistema di allarme o di riscaldamento, ma allo scambio di informazioni tra complessi macchinari industriali dislocati in vari luoghi per la gestione dei livelli di produzione o magari per bloccarne uno prima che si rompa. Oppure alle comunicazioni verso i veicoli a guida autonoma (le automobili del futuro o i droni per le consegne di merci), per i quali la tempestività informativa è vitale.

Anche in questo caso parliamo di soldi, tanti soldi investiti, ma le cui ricadute mi paiono più interessanti di uno schermo pieghevole.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.iori@laliberta.info 

 

Pubblicato in Articoli, Orti digitali

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