Antoon Van Dyck, «fotografo» del Seicento

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I Musei Reali di Torino ospitano una preziosa esposizione di Antoon Van Dyck, il pittore nato ad Anversa nel 1599 e cresciuto nella capitale fiamminga alla bottega di Rubens, da cui spiccò presto il volo per raccogliere favori e consensi nelle più autorevoli corti europee, di cui divenne pittore ufficiale per curare “l’immagine pubblica” dei sovrani e degli aristocratici del tempo. Fino al 17 marzo è possibile visitare questa straordinaria raccolta costituita da 45 dipinti, anche di importanti dimensioni, e 21 incisioni, provenienti da prestigiosi musei italiani e stranieri, esposti nelle austere Sale Palatine della Galleria Sabauda di Palazzo Reale.
Conosciuto per la vasta produzione di opere di carattere storico, religioso e mitologico, nella prima metà del XVII secolo Van Dyck si è distinto in particolare per gli innumerevoli ritratti dal valore non solo artistico, ma anche politico, sociale e militare finalizzati ad accrescere il lustro e il prestigio dei facoltosi committenti.

Colto e raffinato, considerato geniale per aver rivoluzionato l’arte del ritratto, Van Dyck, in Italia, durante i suoi numerosi soggiorni, fu molto apprezzato dalla nobiltà genovese, dai sovrani torinesi e dai duchi di Firenze per la sua grande perfezione formale e la sensibilità coloristica straordinaria, capace di far emergere con grazia sottile, a tratti lirica, il risvolto psicologico dei protagonisti dei suoi dipinti. Chiamato a Londra, nel 1632, dove rimase fino alla sua morte nel 1641, l’artista fu nominato “pittore di corte” da re Carlo I Stuart che gli concesse un’abitazione, una pensione annua e lo elevò al rango nobiliare con il dono della collana d’oro.

Continua a leggere l’articolo della rubrica Mirabilia a cura di Valeria Braglia su La Libertà del 20 febbraio

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